di Ehsan Soltani –
Problemi in vista per gli scambi commerciali e le forniture fra l’Iran e la confinante Regione autonoma del Kurdistan iracheno: Ahmad Ali Kalari, membro del Consiglio del Commercio e dell’Industria di Sulaymaniyya (Sulaymaniyah), una delle principali città del Kurdistan, ha dichiarato in una conferenza stampa che “il volume degli scambi commerciali e il transito delle merci attraverso il confine di Parviz Khan, tra l’Iran ed Kurdistan iracheno, è diminuito notevolmente”. Kalari ha inoltre aggiunto che “attualmente ogni giorno entrano circa 180 camion nel Kurdistan, ma in precedenza ricevevamo più di 900 camion che portavano le merci dall’Iran al Kurdistan. 180 camion non sono sufficienti e non coprono il fabbisogno delle province centrali e meridionali”. Come ha spiegato, le autorità di Teheran non rilasciano dal 10 giugno i permessi di transito ai tanker trucks iracheni, bensì solo a quelli iraniani, per cui gli altri trasportatori sono alla ricerca di nuove strade.
Un’alternativa potrebbe essere rappresentata dalla Turchia, anche perché le autorità iraniane hanno informato che presto potrebbero chiudere completamente il valico da cui passa il 59% delle merci degli imprenditori che spediscono nel Kurdistan.
Mustafa Abdulrahman, presidente dell’Unione esportazione ed importazione del Kurdistan (IEUK), ha dichiarato che “Sì, possiamo importare quello che ci serve dalla Turchia, ma le merci vedranno una lievitazione dei prezzi”, ovvero che “Se gli iraniani chiuderanno tutti i valichi di frontiera, siamo obbligati a ricorrere al porto di Mersin in Turchia. Ma le spese di trasporto saranno il doppio e per la consegna delle merci ci vorrà più tempo”.
Alla base della decisione di Teheran vi sarebbe l’annunciato referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, anche perché l’Iran è alleato del governo sciita di Nouri al-Maliki, in Iraq.
Un commerciante, il quale fa business proprio grazie al valico di Parviz Khan, ha affermato che già le autorità iraniane avevano avvertito i camionisti curdi e iraniani dell’imminente blocco del valico, perchè, come ha poi sottolineato Abdulrahman, “Gli iraniani non possono tollerare uno stato curdo indipendente, o anche semplicemente di parlarne”.
Il volume di traffico tra Teheran ed Erbil è di circa 4 mld di dlr, la metà del volume dei traffici fra la Turchia e il Kurdistan.
Yasin Mahmoud Rasheed, portavoce dell’Unione del investitori del Kurdistan (KRIU), ha detto che la chiusura del valico di frontiera avrebbe un impatto notevole per la Regione del Kurdistan, “Perché le merci importate dall’Iran sono per lo più cibo e beni di necessità quotidiana”. “Si tratta – ha continuato Rasheed – della principale via di rifornimento per l’area di Sulaymaniyya, mente “Erbil e Duhok possono dipendere dalla strada per la Turchia”. ha inoltre fatto notare che già l’Iraq ha interrotto i voli cargo per i medicinali, per cui la chiusura dei valichi con l’Iran rappresenterebbe un secondo embargo.
Nonostante lo stesso Iran avrebbe interesse a commerciare con il Kurdistan per i fatto di essere ancora sottoposto ad una parte delle sanzioni internazionali, Teheran insisterebbe nel suo proposito per motivi prettamente di carattere politico, pur traendone uno svantaggio economico, basti pensare che negli ultimi due anni sono stati firmati diversi accordi per la fornitura di elettricità e di gas, oltre che per appalti per la costruzione di infrastrutture.
Il KRIU sta preparando una lettera dettagliata per il presidente del Kurdistan iracheno Massould Barzani in cui, oltre ad illustrare la situazione, viene indicato che, come ha spiegato Rashed, “i depositi nella regione del Kurdistan contengono cibo sufficiente per un mese”.
Da parte loro gli iraniani asseriscono che la chiusura dei valichi è motivata da questioni di sicurezza e non di carattere politico.
Fathollah Hosseini, membro della Commissione parlamentare di Sicurezza, ha spiegato che la Repubblica islamica non permetterà alle proprie autocisterne di carburante di entrare in Iraq fino a che le autorità di Baghdad non garantiranno la piena sicurezza dei conducenti e dei cittadini iraniani: “Allo stato attuale – ha spiegato – nessuna garanzia è stata fornita. Pertanto il transito di carburante attraverso Parviz Khan è stato fermato, fino a quando il problema non verrà risolto”.

