di Maryam Hanifi –
ERBIL. Ci sono diverse strade a Erbil, capitale del governo regionale del Kurdistan, in cui ragazze iraniane stanno appese là, fuori di notte. Sirwan, un ragazzo iraniano, afferma che “La maggior parte di loro sono giovani alla ricerca di clienti”. Da due anni Sirwan fa la spola dal Kurdistan Irq. all’Iran, per il suo lavoro di commercio fra i due paesi. “Io e i miei amici – racconta – veniamo in ristoranti del posto, e la maggior parte delle notti in cui il tempo non è freddo so che vi sono molte di queste ragazze. La differenza del Kurdistan rispetto a Dubai è che nella capitale degli Emirati Arabi queste cose avvengono in alberghi non ufficiali, mentre qui il commercio del sesso è sulle strade. Il governo regionale del Kurdistan è a conoscenza di questo problema, ma la cosa viene rimossa, almeno ufficialmente. Poi le ragazze portano i loro clienti in case affittate, o in alberghi”.
Sirwan ride, con rammarico, al pensiero che i curdi appaiono come gli iraniani, che vogliono avere a disposizione le loro donne e le loro ragazze.
Sirwan, che ammette di fare sesso nella regione del Kurdistan con le prostitute iraniane, ha raccontato che “Il servizio costa circa 100 dollari; naturalmente, il prezzo varia e dipende da molti fattori, come l’età delle lavoratrici del sesso e dalle prestazioni. Tuttavia, i prezzi per i non-iraniani sono meno, vanno dai 30 o 40 dollari. Nonostante questo le ragazze preferiscono i non-iraniani, perché gli iraniani tendono a barare sul pagamento.
Diversi livelli di prostitute.
I cittadini iraniani possono soggiornare nella Regione autonoma del Kurdistan Irq. per un periodo di 15 giorni, scaduto il quale devono rientrare in Iran e quindi tornare nella Regione autonoma per vedersi rinnovare il permesso di soggiorno. Coloro che, invece, vi lavorano, possono ottenere permessi di sei mesi e di un anno, ma solo dietro la garanzia di un residente curdo.
Le prostitute iraniane quindi ricorrono al sistema dei 15 giorni e vengono chiamate “zie”; hanno chi le supporta dando casa o albergo, ma vi sono casi anche di ragazze che hanno ottenuto permessi più lunghi e facilitazioni grazie all’interesse personale di funzionari dell’amministrazione pubblica.
Grazie all’aiuto di Sirwan abbiamo potuto parlare con una di queste ragazze proveniente dalla città di Mahabad (Iran, regione dell’Azerbaijan occidentale) e con una donna di Esfahan (Iran centrale), entrambe impegnate in questo genere di mercato.
“Mahbubeh”, di Esfahan, è una di queste “zie”. Ha quarant’anni ed accetta di farsi intervistare, senza che la sua voce venga registrata. “La prostituzione – racconta – nella regione avviene a tre livelli. Al primo livello vi sono ragazze affascinanti dall’Iran, coordinate da curdi e da uomini d’affari iraniani. Spesso si è detto che hanno agganci ad alti livelli, ma non so molto di loro. So solo che alloggiano in costosi hotel e che per clienti hanno specialmente personalità del mondo politico. Guadagnano molto, ma consiglierei a tutte di non seguire quella strada, perché solitamente non finisce bene.
Al secondo livello vi sono ragazze giovani e di mezza età come me, con un reddito di 3mila dollari in 15 giorni, con due o tre clienti al giorno. Poi, oltre a quanto si percepisce, dipende dalle ragazze saper ottenere ricompense extra. Se si tratta di ragazze del posto, sono organizzate dalle forze di sicurezza o dai loro datori di lavoro, mentre le non-curde contano sul permesso dei 15 giorni.
Il terzo livello riguarda donne di una certa età o quasi, per lo più curde, che si sono trasferite qui con le famiglie: non operano esclusivamente per il sesso a pagamento ed hanno come clienti lavoratori iraniani a basso reddito. Il guadagno viene dato agli uomini della famiglia, che pagano le commissioni (tangenti, ndr.) per le autorità”.
Mahbubeh racconta dei problemi delle lavoratrici del sesso: “quello più grande è rappresentato dalla cultura di non ricorrere a sistemi contraccettivi, per cui molti uomini non intendono usare il preservativo, anche ricorrendo ad una forzatura sulle prostitute. Vi è poi il problema della casualità, ovvero di incontrare uomini iraniani che si conoscono, per cui spesso si arriva a patti, ed anzi, diventano un sostegno, poiché è impossibile operare senza il loro aiuto”.
Rozhin ha 28 anni, è di Mahabad. Ha il permesso di soggiorno di un anno ed ha lavorato in un ospedale di Erbil. Racconta di come ha iniziato a prostituirsi: “In ospedale avevo uno stipendio di circa 900 dollari al mese. Quando sono arrivata qui, ero vergine. E’ stata l’insistenza di un uomo delle autorità, una figura intermedia, a convincermi e devo dire che il primo giorno non è stato dei più felici, anche se ho avuto un buon guadagno, poiché la perdita della mia verginità mi ha fruttato 3mila dollari, cifra che ora guadagno al mese.
Non è bene soggiornare qui a lungo, in quanto la società è di tipo tradizionale e non vengono concessi diritti alle donne, così come la prostituzione resta illegale e manca la sicurezza”.
Timbri neri sul passaporto dei lavoratori del sesso.
In passato il sito “Boss News” ha pubblicato un rapporto sulle lavoratrici del sesso iraniane, dove vene riportato che “alle sbarre di confine del Kurdistan si pettegola molto sulle prostitute che dall’Iran si recano in Kurdistan Irq. Per combattere questo fenomeno le autorità di sicurezza sono ricorse ad una legge ed hanno spiegato che la prostituzione diffonde malattie pericolose e che rappresenta un problema di ordine pubblico nella regione autonoma del Kurdistan Irq.
“Mahmoud Chopani” presiede l’associazione dei tassisti “Haji Omran” ha raccontato al sito “Khe Lak”che “Abbiamo una quantità significativa di donne iraniane che vengono in Kurdistan. Dopo l’arrivo queste al confine e la relativa convalida dei passaporti, continuano con i taxi per essere portate nei luoghi richiesti. Ma non è così semplice oltrepassare il confine: vi sono autisti e passeggeri che hanno raccontato di essere turisti, ma che poi sono stati arrestati in quanto trasportavano prostitute”.
Una guardia di confine ha spiegato di aver proceduto all’arresto di tre tassisti in quanto si è appurato trasportassero prostitute. “A causa della quantità delle prostitute che entrano nella regione autonoma – ha spiegato Chopani – gli autisti iraniani si considerano parte del business, per cui cooperano con le organizzazioni della prostituzione attraverso il trasporto delle ragazze”.
Ahmed Hassan, ufficiale sanitario di Choman, centro situato a 45 km. a est di Soran, ha raccontato che “Per risolvere questo problema e prevenire le malattie sessualmente trasmissibili abbiamo chiesto la creazione di una zona di quarantena da realizzarsi al confine, ma tale richiesta non è stata già accettata dal ministero della Salute”. E Saman Barzanji, responsabile per la Salute generale di Erbil, ha affermato che “Ci sono sette casi di Aids a Erbil, di cui nessuno riguardante cittadini curdi”.
Le ragazze quale strumento del Sepah.
“Zagros” è un rifugiato curdo-iraniano, membro di un partito di opposizione. Ritiene che la questione delle lavoratrici del sesso non sia solo un problema di guadagno o un problema di carattere sociale. Secondo lui anche il “Sepah” (apparato delle Guardie rivoluzionarie iraniane) ha un ruolo centrale nel trasporto delle ragazze in Kurdistan, in quanto riporterebbero informazioni in Iran ed “anche noi abbiamo potuto riscontrare di ragazze iraniane con malattie sessuali appositamente infiltrate nei partiti curdi di opposizione (alla repubblica islamica, ndr)”.
Secondo l’attivista politico vengono “immesse ragazze nel giro della prostituzione della Regione, come è avvenuto e avviene in Turchia o anche a Dubai, secondo un progetto del Sepah, anche perché è impossibile che l’apparato di sicurezza iraniano non controlli il fenomeno. In alcuni casi è certamente vero il contrario, ma si tratta di numeri bassi, del tutto trascurabili”.
Secondo Zagros anche nella Regione autonoma del Kurdistan Irq, i controlli permetterebbero l’individuazione di tutte le prostitute, anche perché la prostituzione è illegale, ma c’è interesse che esse esercitino il loro lavoro.

