di Shorsh Surme –
E’ salito a 55 morti e 172 feriti il bilancio delle vittime dell’attentato condotto con due autobomba a Qamishli, nel Kurdistan della Siria (Rojava): uno dei due camion con un pesante carico di esplosivo è scoppiato lungo la strada principale della città, in una zona residenziale e commerciale.
Omer Akub, direttore del locale National Hospital, ha spiegato che il bilancio delle vittime potrebbe salire, poiché molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie, e che ci sono molti feriti in condizioni critiche.
Non è la prima volta che le città di Qamishli viene colpita dei terroristi dell’Isis e dell’esercito del “sultano” turco Recep Tayyp Erdogan. Infatti lo scorso 14 maggio l’esplosione di un’altra autobomba aveva ucciso 8 persone e ne aveva ferite 15 nei pressi un posto di blocco delle forze Asayish (Sicurezza) curda.
Nonostante il quadro, l’esercito turco continua ad attaccare con l’artiglieria i villaggi di frontiera del Kurdistan siriano, causando molte vittime tra la popolazione civile.
Fino allo scoppio della guerra in Siria erano in pochi a conoscenza della presenza di quasi 3 milioni di curdi nel Rojava, i quali erano stati repressi da parte del regime siriano prima di al-Assad padre poi di al-Assad figlio.
Il Kurdistan Rojava comprende tre cantoni, Afrin, Kobane e Jazira, che occupano la striscia di terra settentrionale della Siria, lungo il confine con la Turchia. Ha una superficie di circa 25 mila chilometri quadrati e sono difesi dai guerriglieri dell’Ypg, l’Unità di Protezione Popolare, in curdo Yekîneyên Parastina Gel.
Dal 2014 l’Ypg e il suo braccio femminile Ypj, sono diventati di fatto le forze armate del Kurdistan siriano e sono coinvolti nella guerra contro lo Stato Islamico.
Nel 2012, nel corso della guerra siriana, le forze militari e le istituzioni governative siriane si sono ritirate dalle tre aree abitate dai curdi lasciando il vuoto poi colmato dai partiti curdi in primis dall’Ypg. Da allora essi cercano di governare la popolazione in modo democratico, tagliagole dell’Isis e attacchi dei turchi permettendo.

