di Giuliano Bifolchi * –

Seguendo il motto “Ara és l’hora” (Adesso è l’ora) la Catalunya nella giornata di oggi, domenica 9 novembre 2014, si reca alle urne per votare la “consulta” popolare promossa dal Governo catalano guidato dal presidente Artur Mas, leader del partito Convergència i uniò (CiU), con l’intento di decidere sulla possibilità di autodeterminazione ed indipendenza del paese la cui valenza politica e legislativa pur essendo nulla, vista l’opposizione ed il divieto del Governo di Madrid e del Tribunale Costituzionale, potrà essere offuscata dall’importanza dell’affluenza alle urne e dall’impatto che l’esito di tale votazione potrà avere a livello mediatico.

Dopo la Scozia, il cui referendum ufficiale ha decretato la volontà degli scozzesi di rimanere uniti al Regno Unito, anche i catalani sono pronti a scegliere il proprio futuro (seppur simbolicamente) andando alle urne e rispondendo con il “sì” o con il “no” a due distinte domande le quali decreteranno il riconoscimento oppure no della Catalunya come uno Stato e la sua possibile indipendenza (votando il SI) oppure la creazione di uno stato federale catalano facente parte della Spagna secondo la proposta sostenuta dal politico dell’Unió Democràtica de Catalunya (UDC) Josep Antoni Duran i Lleida.

La consulta popolare segue un lungo processo di autodeterminazione ed indipendenza promosso dalle istituzioni catalane che ebbe inizio nel lontano 2005 con l’approvazione dello Statuto di Autonomia e che doveva culminare con il referendum istituito per il 9 novembre 2014; referendum che aveva già subito una battuta d’arresto l’opposizione da parte del Parlamento spagnolo grazie ai voti del Partido Popolar (PP) guidato proprio dal Premier Mariano Rajoy, del Partido Socialista Obrero Español (PSOE) e da Union, Progreso y Democracia (UPyD) e la negazione da parte del Tribunale Costituzionale.

Il processo dell’autodeterminazione della Catalunya.

30 settembre 2005 – Il Parlamento della Catalunya approva lo Statuto di Autonomia il quale ha come obiettivo quello di dotare il Governo catalano di maggiore capacità e poteri (Testo dello Statuto di Autonomia della Catalunya in lingua italiana; Estatut d’autonomia de Catalunya in lingua catalana).

1 febbraio/1 marzo 2006 – Il partito PP di Mariano Rajoy inizia una campagna di raccolta firme contro lo Statuto di Autonomia della Catalunya dichiarandolo incostituzionale. Tale sforzo politico culminerà il 31 luglio 2006 con la presentazione presso il Tribunale Costituzionale del Recurso de inconstitucionalidad (un documento di 408 pagine) contro i precetti inerenti il nuovo Statuto di Autonomia della Catalunya approvato dalla Ley Organica 6/2006 del 19 luglio e pubblicato nel Bollettino Ufficiale dello Stato il 20 luglio del 2006. Tale ricorso dichiara incostituzionali 114 articoli su 223 dello Statuto e 12 delle 22 disposizioni presenti in esso.

18 giugno 2006 – Lo Statuto viene approvato dal 73,9% dei catalani attraverso un referendum popolare. Il referendum di ratificazione dello Statuto viene convocato dal Presidente della Catalunya Pasqual Maragall il 18 maggio del 2006 e registra una percentuale di affluenza al voto del 49,41% (2.547.432 votanti) dei catalani dei quali il 73.9% (1.882.650) votò per il SI mentre il 20,76% (528.721) votò per il NO.

13 settembre 2009 – Arenys de Munt (Maresme) realizza una consultazione sopra l’indipendenza della Catalunya; tale azione effettuata dal piccolo paesino composto da 6.665 abitanti darà il via ad una serie di consultazioni in centinaia di cittadine catalane.

28 giugno 2010 – Il Tribunale Costituzionale si pronuncia contro lo Statuto di Autonomia della Catalunya e sospende alcuni dei suoi articoli quattro anni dopo la presentazione del ricorso di incostituzionalità del PP formulata il 31 luglio 2006. Il Tribunale Costituzionale con otto voti a favore del ricorso e due contrari dichiara incostituzionali 14 articoli; inoltre il Tribunale dichiara “mancanti di efficienza giuridica” i riferimenti che vengono fatti nel preambolo dello Statuto alla Catalunya come nazione e alla realtà nazionale della Catalunya. Il testo integrale della sentenza viene reso pubblico il 9 luglio 2010, giorno precedente la manifestazione che si svolge a Barcellona in appoggio allo Statuto (è possibile consultare il testo della sentenza in lingua spagnola sul sito del Bollettino Ufficiale di Stato).

10 luglio 2010 – A Barcellona viene organizzata la prima manifestazione popolare in appoggio allo Statuto che vede la partecipazione di circa un milione di persone che urlano a gran voce lo slogan “Som una nació. Nosaltres decidim” (Siamo una nazione. Noi decidiamo).

28 novembre 2010 – Artur Mas i Gavarro, deputato del Parlamento Catalano dal 1995, leader del partito Convergència Democràtica de Catalunya(CDC), alla guida della coalizione Convergència i uniò (CiU), viene eletto 129° presidente della Generalitat de Catalunya. CiU ottiene 62 seggi su 135 all’interno del Parlamento catalano permettendo quindi ad Artur Mas di divenire il Presidente della Generalitat.

20 novembre 2011 – Mariano Rajoy, presidente del PP, succede a José Luis Rodriguez Zapatero alla carica di Primo Ministro spagnolo grazie alla vittoria ottenuta durante le elezioni nei confronti di Alfredo Pérez Rubalcaba, segretario del Partido Socialista Obrero Español (PSOE).

25 luglio 2012 – Il Parlamento della Catalunya approva una nuova proposta per negoziare un nuovo sistema fiscale con lo Stato spagnolo.

11 settembre 2012 – La l’Assemblea Nacional Catalana (ANC) organizza la Diada, manifestazione a cui prendono parte più di un milione e mezzo di persone le quali sfilano per le strade della città di Barcellona rivendicando il proprio diritto di decidere sull’indipendenza. Gli indipendentisti che prendono parte alla manifestazione richiedono l’indipendenza della Catalunya e manifestano il proprio dissenso e la propria rabbia nei confronti del Governo di Madrid accusato di una politica fiscale e di investimento dannosa per il proprio paese.

20 settembre 2012 – Mariano Rajoy e Artur Mas si incontrano nella capitale spagnola per raggiungere un accordo sopra il patto fiscale per la Catalunya. Con le parole “No ha ido bien” (non è andato bene) Artur Mas commenta l’esito negativo dell’incontro con il Premier spagnolo annunciando la necessità del Parlamento catalano di prendere decisioni in merito all’opposizione di Madrid. Durante l’estate Artur Mas aveva chiesto una revisione del patto fiscale che avvicinasse lo status della Catalunya a quello della Navarra e dei Paesi Baschi, due regioni che godono di un sistema speciale con un’autonomia integrale in materia fiscale e tributaria. Tale decisione è vista come una risposta del Presidente catalano alla drammatica situazione economica che sta interessando la Generalitat.

25 settembre 2012 –Artur Mas, dopo l’esito della manifestazione dell’11 settembre e dopo il no ricevuto da Rajoy per quel che concerne il patto fiscale, convoca le elezioni anticipate ed il diritto di decidere diventa il motivo centrale della campagna politica catalana.

25 novembre 2012 – Le elezioni anticipate vedono una perdita di voti da parte della coalizione CiU di Artur Mas il quale riesce a mantenere la propria posizione al Governo grazie all’accordo di intesa stipulato con il partito Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) che pone la condizione della convocazione di una consultazione per l’autodeterminazione nel 2014.

23 gennaio 2013 – Il Parlamento catalano approva una dichiarazione in cui la Catalunya viene definita un “soggetto politico e giuridico sovrano” dando il via ad un processo ideato per rendere realtà il “diritto di decidere” del popolo catalano sulla propria indipendenza.

26 giugno 2013 – Viene costituito il Pacte Nacional pel Dret a Decidir (Patto nazionale per il diritto di decidere) con l’obiettivo di trovare la modalità utile per realizzare il referendum.

29 giugno 2013 – L’associazione Omnium Cultural, creata originalmente per promuovere la lingua e la cultura catalana e con il tempo maggiormente impegnata nel mondo della politica, organizza all’interno del Camp Nou di Barcellona il Concert per la Llibertat, evento musicale a cui prendono parte artisti e musicisti catalani con l’intento di difendere il diritto di decisione sul futuro della Catalunya.

11 settembre 2013 – L’associazione Omnium Cultural in collaborazione con l’ANC organizza durante la Diada una catena umana per tutta la Catalunya lunga 400 chilometri seguendo l’antica Via Augusta a cui partecipano più di un milione e seicento mila persone.

16 gennaio 2014 – Il Parlamento catalano approva la risoluzione in cui viene chiesto formalmente al Parlamento spagnolo la competenza per “autorizzare, convocare e celebrare un referendum di consultazione sul futuro politico della Catalunya”.

14 marzo 2014 – Il Tribunale Costituzionale spagnolo emana una sentenza in cui dichiara incostituzionale la dichiarazione di sovranità ed il diritto di decidere espresso dal Parlamento catalano con la Risoluzione 5/X (è possibile consultare la sentenza sul sito del Tribunale Costituzionale)

8 aprile 2014 – Con un totale di 299 voti a sfavore (voti provenienti dai rappresentanti del PP, del PSOE e di Union, Progreso y Democracia, Foro Asturias e Union del Pueblo Navarro) e 47 favorevoli, il Congresso dei Deputati respinge la proposta di legge del Parlamento catalano per delegare alla Generalitat la competenza di convocare un referendum consultivo sopra il futuro politico della Catalunya.

11 settembre 2014 – Omnium Cultural e la ANC organizzano una manifestazione che passando per la Diagonal e la Gran Via dei Barcellona forma una grande “V” come forma di reclamo per il “voto”.

19 settembre 2014 – Con un totale di 106 voti a favore e 28 contrari il Parlamento Catalano approva la Legge delle Consultazioni che cerca di proteggere il referendum istituito per il 9 novembre e che conferisce al Presidente della Generalitat de Catalunya il diritto di convocare il referendum del 9 novembre 2014.

27 settembre 2014 – Il presidente del Governo della Catalunya, Artur Mas, convoca la consultazione popolare del 9 novembre facendo azionare la macchina di opposizione del Governo di Madrid; dopo 58 ore il Tribunale Costituzionale blocca la consulta tramite la Nota Informativa N° 74/2014 del 29 settembre 2014.

19 ottobre 2014 – Dopo il blocco da parte del Governo di Madrid e del Tribunale Costituzionale, Artur Mas convoca una consulta non vincolante. Il dibattito si concentra sulla possibilità di avere una lista unica nel caso di elezioni anticipate.

19 ottobre 2014 – Manifestazioni in Piazza Catalunya a Barcellona a cui partecipano più di 120 mila persone dove si afferma l’unità politica.

31 ottobre 2014 – Il Governo di Mariano Rajoy sollecita il Tribunale Costituzionale per la sospensione della consulta della Catalunya; il 4 novembre 2014 il Tribunale Costituzionale sospende i preparativi atti ad organizzare il processo di partecipazione alla consulta del 9 novembre tramite la Nota Informativa N°83/2014.

Perché la Catalunya rivendica la propria indipendenza?

Per spiegare la motivazione di questa consulta e la volontà di indipendenza della Catalunya è possibile citare le parole di Teresa Forcades, fisico catalano e suora benedettina divenuta famosa a livello internazionale per il suo ruolo di attivista sociale contro l’industria farmaceutica e per le sue battaglie in favore del femminismo cristiano e dell’indipendenza della Catalunya. Forcades spiega che sono due le ragioni che muovono i catalani verso l’indipendenza, la prima è data dalla volontà di migliorare la qualità della propria democrazia e la seconda è data dal desiderio di preservare la propria diversità culturale.

Parlando dell’aspetto democratico del proprio paese, Forcades evidenzia come essendo una piccola unità politica e geografica la Catalunya permette al cittadino di essere maggiormente partecipe alla vita politica, sociale ed economica nazionale e quindi di favorire il progresso; di contro, rimanere all’interno della Spagna significherebbe far parte di uno Stato dilaniato dai continui problemi sociali ed economici che hanno visto la nascita del movimento degli indignados iniziato nel 2011 il quale ha evidenziato numerose “deficienze” esistenti in Spagna: corruzione, finanziamento ai partiti politici non trasparente, assenza di un meccanismo che punisce e impone l’allontanamento dei politici dalle proprie cariche nel caso di fallimento o mancato rispetto del proprio programma politico, strapotere delle banche in grado di sfrattare il cittadino dalla propria abitazione, privatizzazione del sistema sanitario, mancanza di sviluppo dell’energia alternativa, sistema fiscale diseguale il quale colpisce maggiormente i ceti meno abbienti. L’indipendenza della Catalunya, secondo Forcades, deve essere vista come l’opportunità di creare uno Stato basato su una nuova Costituzione che possa prendere in esame tali problematiche e guidare la nazione verso la loro risoluzione.

Oltre all’aspetto politico e democratico, l’indipendenza è data dalla volontà di riconoscere la diversità culturale della Catalunya la cui lingua, tradizioni e storia sono il frutto di un processo complesso che danno al paese il suo carattere distintivo e di identità.

Storia e lingua: due elementi distintivi della Catalunya.

Effettuando un breve viaggio all’interno della storia della Catalunya è possibile decretarne la nascita nell’anno 985 quando il conte Borell di Barcellona, come gesto simbolico, si rifiutò di rinnovare il giuramento di fedeltà al re franco; precedentemente il conte Guifré el Pelos, considerato uno dei fondatori della Catalunya e morto nel 897, fu il primo a lasciare i possedimenti che tradizionalmente appartenevano al re franco in eredità ai suoi figli. Saranno poi Ramon Berenguer III (1096-1131) e Ramon Berenguer IV (1131-1162) a dare un impulso decisivo all’espansione della Catalunya avviando una controffensiva nei confronti degli arabi in Spagna (gli Almoravidi). Grazie ad una politica matrimoniale ponderata, ci sarà una unione tra la Catalunya ed Aragona le quali daranno vita ad una confederazione in cui ogni componente manterrà le proprie rappresentanze davanti al re.

Gli anni XIII e XIV sono caratterizzati dalla espansione catalana nel Mediterraneo (tra cui anche la Sicilia e la Sardegna) arrivando fino in Oriente grazie alla Companyia Catalana in grado di conquistare i ducati di Atene e Neopatria: all’apice della sua grandezza, la Catalunya sarà presente nel Mediterraneo principalmente a livello commerciale fino alla scoperta dell’America che offuscherà l’importanza del “mare chiuso” in favore dei viaggi oltre oceano. E’ in questo periodo, precisamente nel 1469, che Ferran II El Catòlic, sovrano catalano, sposerà Isabella di Castiglia unendo le due corone le quali saranno ereditate dal nipote Carlo V.

Con la fine del Medioevo è possibile decretare la fine anche dell’espansione e dell’apogeo della Catalunya la quale perderà importanza e sviluppo commerciale fino ad arrivare all’11 settembre 1714, quando, con la resa di Barcellona, viene decretata la fine della Guerra di Successione (1700-1714) che vedeva contrapposti Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV, e l’arciduca Carlo d’Asburgo e che aveva interessato l’intero continente europeo. L’11 settembre è divenuta quindi una data da ricordare e “festa nazionale” della Catalunya considerata come una giornata per rivendicare la libertà perduta. Conseguenza di tale sconfitta e della perdita della propria autonomia sarà il Decreto di Nueva Planta del 1716 il quale, dopo l’abolizione delle istituzioni di governo catalano, stabilirà il divieto di usare la lingua catalana.

Il catalanismo politico è il fenomeno che contraddistinguerà il XIX e XX secolo e che vedrà emergere figure come Valenti Admirall (1841-1904), autore di Lo catalanisme e promotore di iniziative in difesa dell’identità catalana, oppure Enric Prat de la Riba (1870-1917), il primo uomo politico ad ottenere un inizio di autonomia per la Catalunya grazie alla creazione della Mancomunitat nel 1914, l’iniziale nucleo del governo autonomo catalano. In contemporanea Pompeu Fabra (1868-1948), grazie ai suoi lavori, contribuirà alla normalizzazione della grammatica della lingua catalana.

Il Novecento è caratterizzato dalla dittatura di Primo de Rivera (1923 – 1930), dalla Guerra Civile Spagnola (1936-1939) e dalla dittatura del Generale Francisco Franco (1939-1975), periodo nel quale la Catalunya ed il catalano saranno oggetto di persecuzione e limitazioni continue. Con la morte di Franco e la proclamazione di Juan Carlos I di Borbone quale Re di Spagna, la Catalunya darà vita ad un processo iniziato nel 1977 da Josep Tarradellas, ultimo presidente della Generalitat prima della Guerra Civile Spagnola, che vedrà la ripresa delle idee nazionaliste e autonomiste.

Vietata durante il periodo di Franco, la lingua catalana ha sempre rappresentato un elemento di identità nazionale per i catalani. Lingua romanza parlata da circa 9 milioni di persone residenti principalmente in Catalunya, Valencia, Isole Baleari, Andorra, Frangia di Ponente, Alghero, il catalano è una delle lingue neolatine formatasi a seguito della dissoluzione del latino tra il secolo VIII e X nei territori dell’Impero carolingio. I primi testi scritti in catalano sono frammenti delle versioni del Forum Ludicum e di Les Homilies d’Organyà, entrambi del XII secolo. Lingua ufficiale proibita con il Decreto di Nova Planta del 1716 (nel 1707 era stato proibito invece nel Pais Valencia), nel XX secolo l’attivismo politico della Catalunya rivendica l’insegnamento della lingua catalana ed il suo uso all’interno dell’Amministrazione, fattore che ne ha permesso la regolamentazione e la creazione di una normativa moderna grazie al lavoro del filologo Pompeu Fabra. E’ proprio nel XX secolo che la lingua subisce uno dei colpi più duri durante le dittature di Primo de Rivera (1923-1930) e Franco (1939-1975) che ne proibiscono l’uso e ne fanno oggetto di persecuzione sistematica la cui sopravvivenza fu garantita principalmente dalla trasmissione familiare. Con la morte di Franco il catalano è divenuto lingua ufficiale della Catalunya insieme allo spagnolo castigliano ed ha visto una ripresa della sua importanza: il consigliere della Cultura della Catalunya, Ferran Mascarell, durante l’incontro con il Presidente del Parlamento catalano Nuria de Gispert avvenuto lo scorso 3 novembre, ha affermato che il catalano potrà arrivare alla piena normalizzazione nei prossimi 10-15 anni se verranno mantenuti gli attuali modelli di apprendimento della lingua, se non ci saranno significativi cambi democratici e verranno attuate politiche pubbliche mirate.

* Giuliano Bifolchi è analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti ed Energia. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura. Email di contatto: g.bifolchi@notiziegeopolitiche.net – Follow him on Twitter: @BiGiuls37