di Guido Keller –

Il 10 dicembre il leader della Corea del Nord Kim Jong-un aveva dichiarato, dopo aver ispezionato un sito militare, che “Siamo riusciti a diventare una grande potenza nucleare capace di difendere l’indipendenza e la dignità nazionale della nostra patria attraverso potenti attacchi nucleari e all’idrogeno”. Aveva poi poi aggiunto che la Corea del Nord “deve continuare a sviluppare attivamente la sua industria militare”.

Il messaggio rivolto alla nazione va letto sia in chiave esterna che interna, ovvero sia per mostrare i muscoli specie alla sorella Corea del Sud, che da sempre compie nell’area esercitazioni militari e navali con gli Usa, sia per giustificare le ingenti spese militari ad un popolo che in diverse aree ha ancora a che fare con il dramma della fame e della povertà.

Secondo un’inchiesta nazionale sulla nutrizione realizzata dall’Onu nel 2012, quasi il 28 per cento dei bambini al di sotto dei cinque anni soffre di malnutrizione cronica e il quattro per cento è gravemente denutrito. Anemia e denutrizione sono tra le principali cause della mortalità materna e infantile, ha indicato lo studio. Nell’aprile 2013 Desiree Jongsma, coordinatore Onu in Corea del Nord, aveva dichiarato che due terzi delle persone che vivono in Corea del Nord soffrono di insicurezza alimentare cronica, anche se le puntuali importazioni hanno finora consentito quest’anno di evitare una crisi.

Fatto sta che oggi la Corea del Nord ha fatto esplodere in un test una bomba nucleare “miniaturizzata per difenderci dagli Usa”, quasi certamente all’idrogeno, in un centro situato a circa 50 km a nord di Kilju, non lontano dal confine con la Cina. L’esplosione ha generato un terremoto valutato dai sismografi di Giappone, Corea del Sud e Cina pari a 5,1 gradi della scala Richter.

Da subito i sismologi hanno capito, studiano la tipologia delle onde, che non poteva trattarsi di un terremoto di origine naturale, e poco dopo la tv nordcoreana ha confermato che il test è consistito nell’esplosione di “una bomba all’idrogeno miniaturizzata che eleva la potenza nucleare del Paese al livello successivo”, quale difesa “contro gli Stati Uniti e gli altri nemici”.

Nella piazza della stazione di Pyongyang un megaschermo ha dato notizia della riuscita dell’esperimento ad una folla esultante.

Nel mondo scientifico internazionale rimangono comunque perplessità sul fatto che la Corea del Nord abbia realmente fatto esplodere una bomba all’idrogeno, per cui ci vorrà del tempo per verificare l’effettiva natura dell’esplosione. Il fatto è che la bomba all’idrogeno è molto più difficile da realizzare di quelle a fissione nucleare, e causa un’esplosione decisamente più potente.

Lee Chun-geun, ricercatore dell’Istituto per le politiche scientifiche e tecnologiche, aveva già detto che “E’ difficile pensare che la Corea del Nord possegga una bomba-H, per quanto possano essere in fase di sviluppo”, mentre per Crispin Rovere, esperto australiano di armi nucleari, l’esplosione è stata troppo poco potente per far pensare che si sia trattato di un ordigno all’idrogeno. “Se fosse stata all’idrogeno – ha osservato Bruce Bennett, analista della Rand Corporation – l’esplosione sarebbe stata dieci volte maggiore”.

Il dubbio comunque rimane, poiché Pyongyang ha parlato di “bomba miniaturizzata”, per cui l’esplosione sarebbe comunque di potenza inferiore rispetto ad un ordigno all’idrogeno che rispondente ai canoni della comunità scientifica internazionale.

Ad essere deflagrate a catena sono state le reazioni del mondo politico internazionale: per gli Usa è intervenuto a caldo il portavoce del consiglio di sicurezza della Casa Bianca Ned Price, il quale, pur mostrando cautela fino alla conferma degli esperti, ha affermato che “viene condannata ogni violazione delle risoluzioni dell’Onu” e che comunque gli Stati Uniti non accetteranno che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare.

Mentre la Corea del Sud ha già fatto sapere che richiederà nuove sanzioni, il premier giapponese Shinzo Abe, che ha parlato di minaccia al proprio paese, ha detto che “Non lo possiamo assolutamente permettere e lo condanniamo fermamente”, anche perché in palese violazione degli accordi presi con l’Onu. Il ministro degli Eseri Fumio Kishida si è incontrato con l’ambasciatore Usa a Tokyo Caroline Bouvier Kennedy.

Anche la Cina, tradizionale alleata della Corea del Nord, ha fatto sapere attraverso la portavoce del governo Hua Chunying che Pechino “si oppone fermamente al test, realizzato nonostante l’opposizione della comunità internazionale”.

Lessina Zerbo, numero uno dell’Organizzazione per il Trattato sul bando dei test nucleari, ha parlato di violazione del Trattato e di grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

Non si è trattato del primo successo della Corea del Nord nel campo della ricerca nucleare a scopi militari: l’ultimo test atomico è stato portato a termine il 12 febbraio 2013 presumibilmente non distante dalla città di Kilju; lo “United States Geological Survey” ha stimato una potenza compresa tra i 6-7 kilotoni di TNT. I due precedenti risalgono all’ottobre 2006 e al maggio 2009.

Nel novembre 2014 il ministero degli Esteri nordcoreano aveva commentato la risoluzione delle Nazioni Unite volta a portare il regime di Kim Jong-un davanti alla Cpi come una “decisione che non ci permette di astenerci da un nuovo test nucleare”.