di Guido Keller –

Non è secondaria la decisione di oggi della Corte di Giustizia europea che di fatto avvalla le espulsioni dei migranti non profughi che hanno comunque fatto richiesta di asilo. Anche perché, per quanto la stessa Corte abbia messo le mani avanti ed abbia precisato che non vi è relazione col vertice Ue-Turchia sulla crisi dei migranti, la casuale tempistica incide proprio con i colloqui in corso a Bruxelles.

Il caso è quello del migrante pachistano Shiraz Baig Mirza, il quale è arrivato nell’Unione Europea attraverso l’Ungheria, proveniente dalla Serbia, nell’agosto 2015, e ha presentato una richiesta d’asilo.

Trascorsi due mesi, Mirza si è incamminato come molti per raggiungere l’Austria e da lì la Germania, passando per la Repubblica Ceca, dove è stato intercettato, ma, non essendo classificabile come profugo, è stato riportato in un Cie in Ungheria, da dove le autorità ora lo vogliono espellere in Serbia, considerata da Budapest un “Paese terzo sicuro”.

Per Mirza la decisione delle autorità di Praga era errata, poiché avrebbe rischiato di essere rimpatriato in un paese esterno all’Unione Europea.

Tuttavia per la Corte di Giustizia europea il Regolamento “Dublino III “consente agli stati membri di inviare una richiesta di protezione internazionale verso un Paese terzo sicuro”.