di Manuel Giannantonio –
Cos’è la Corte Penale Internazionale?
La corte penale internazionale, retta dallo statuto di Roma, è stata creata nel 1998 sotto l’impulso dell’ONU, dal quale è tuttavia indipendente. È entrata in vigore il 1° luglio 2002, dopo la ratifica dello statuto di Roma tra 60 paesi. In totale 122 Stati ne fanno parte, di cui una buona maggioranza di paesi africani e del Vecchio continente. Si è prefissata l’obiettivo di “porre fine all’impunità degli autori dei crimini più gravi (genocidio contro l’umanità, crimini di guerra), che coinvolgono la comunità internazionale.
La CpiI in numeri.
21 casi. In totale 29 persone sono attualmente in causa. D’altronde, le accuse contro altre tre persone, tra i quali l’ex rais Muammar Gheddafi, sono cadute dopo la sua morte. Nove paesi sono coinvolti, tra i quali la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica Centrafricana, l’Uganda, il Sudan, il Kenya, la Libia e la Costa d’Avorio.
I casi in corso si limitano per ora all’Africa. I tribunali penali internazionali per l’ex Jugoslavia e il Ruanda, così come i tribunali speciali della Sierra Leone, della Cambogia e dell Libano dipendono dalle Nazioni Unite e non dalla Cpi.
2 verdetti. Solo 2 detenzioni sono state pronunciate dal 2002. Quattro i processi in corso.
Poteri limitati
In un rapporto pubblicato nel marzo del 2013, il Center for Security Studies (Css) di Zurigo evoca diversi limiti giuridici che frenano l’efficacia della Cpi:
• Complementarietà: “La Corte non può intervenire se le autorità nazionali competenti non hanno la volontà o i mezzi per perseguire i colpevoli con la severità richiesta”.
• Limiti temporali: “La CPI non può giudicare eventi che siano prodotti dopo l’entrata in vigore dello Statuto di Roma del 1° luglio 2002”.
• Restrizioni geografiche: “La Corte non può (…) intervenire se un crimine si è prodotto sul territorio internazionale di uno Stato membro o se il crimine è imputato a una persona che possiede la nazionalità di uno Stato membro”.
Di conseguenza “le capacità effettive della Corte sono limitate. Vi è dunque un netto divario tra pretese e realtà delle cose.
Visto il debole numero di verdetti, il Css insiste sull’importanza di “ciò che la Cpi provoca a livello internazionale a livello di materia di rinforzi delle autorità e delle legislazioni nazionali e dell’effetto (preventivo) che esercita nei casi che non sono negoziati dall’Aia”. Un’influenza accolta dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, che evoca regolarmente “l’ombra della Corte”.

