di Giovanni Caprara –
Il Governo italiano ha definitivamente ordinato i primi 6 dei 90 aerei da attacco F-35 Lightning II. La Lockheed Martin provvederà alla costruzione degli aerei avvalendosi della sua linea di produzione in Italia, la Final Assembly and Check-Out, in corso di completamento sulla base di Cameri, i cui lavori termineranno presumibilmente nel 2014. Questi primi 6 aerei appartengono al 6° e 7° Lotto annuali di produzione “a basso rateo”, 71 velivoli in tutto per USA, Italia, Australia, Norvegia e Gran Bretagna, per un ammontare complessivo di 7 miliardi di dollari, propulsori esclusi e subiranno le modifiche imposte dallo svolgimento dei programmi di collaudo del nuovo aereo da combattimento statunitense, che non si concluderanno prima di quattro anni. Il tentennamento del Governo italiano in merito all’acquisto dei caccia F-35 Lightning II, è desumibile dalla condizione di crisi economica che attanaglia pesantemente gran parte dei ceti sociali. Come sempre, non è intuitivo valutare le decisioni di una amministrazione politica, ma per meglio comprenderle bisogna addentrarsi nella questione. I nostri soldati operano congiuntamente agli alleati della NATO, in missioni le cui finalità sono ristabilire la pace e recuperare lo stato dei diritti umani in quelle Nazioni oppresse dalle guerre civili, dalle calamità naturali e più in generale da situazioni di emergenza. Questo nel segno della solidarietà e cooperazione tra i popoli. I militari italiani, di fatto, sono quasi stati trasmutati in operatori umanitari, con piena soddisfazione di una Nazione come l’Italia che aborra la guerra. Pertanto, la funzione principale di un velivolo dell’Aeronautica Militare in questo contesto è proteggere lo spazio aereo nazionale, e nell’Aviazione della Marina quello di salvaguardare l’incolumità delle unità di superfice e dei soldati impegnati nelle missioni all’estero, una significativa implementazione del concetto di proiezione di forza sul quale si fondava una portaerei. In questo quadro di insieme, si colloca la spesa onerosa per l’acquisizione dei Lightning, dai quasi 100 a 130 milioni di dollari ognuno, dove il costo per ogni ora di volo si aggirerebbe intorno ai 25 mila dollari. L’F-35 è un velivolo da attacco al suolo monomotore, capace di assolvere a qualsiasi missione. L’ala è alta con un disegno a “delta troncato”, le prese d’aria sono due come gli impennaggi di coda costituiti da due stabilizzatori verticali e due grandi timoni orizzontali. È armato con un cannone da 25 millimetri e nelle due stive ventrali imbarca missili o bombe a caduta libera. Inoltre può essere dotato di piloni subalari e lo completano gli attacchi ai bordi alari per missili aria-aria. La principale peculiarità del velivolo è la sua configurazione stealth, o meglio “low observable”, dunque più consono ad un “first strike” od anche a volare in ambienti ad alto rischio dove le difese aeree avversarie non siano state terminate, pertanto quasi inutile in teatri come quello afghano, ma con elevata sopravvivenza in crisi simili a quella libica. Le origini del progetto risalgono ai primi anni 90, l’intento era di sostituire velivoli come l’F-16, l’F-18 ed in particolare gli AV-8B della marina. Una finalità ambiziosa in quanto tesa a soppiantare aeromobili che hanno garantito la difesa di tutte le Nazioni utilizzatrici. Ma non unicamente per la salvaguardia dei confini nazionali quanto anche per l’offesa, dove gli F-16 sono eccelsi nelle incursioni israeliane delle operazioni “Babilonia”, “Orchad” ed altre ancora. Anche l’F-18 ha avuto la sua parte, in particolare nella Crisi dei Balcani. Nel 1996 il programma di ricerca si è evoluto in acquisizione, pertanto l’Amministrazione Statunitense ha emanato una richiesta specifica alle aziende costruttrici degli USA per proporsi allo sviluppo. L’anno successivo, la Lockheed si è aggiudicata l’appalto con il prototipo X-35, denominato poi in via definitiva F-35. Il Governo Statunitense ha consentito ad altre Nazioni di compartecipare allo sviluppo del neonato caccia, specificando in 3 livelli le possibili cooperazioni. Al secondo livello si collocano le industrie italiane con investimenti pari ad oltre 2 miliardi di dollari. Il Lightning ha raggiunto la capacità operativa nel 2012, ed è attualmente l’unico caccia stealth di nuova generazione disponibile sul mercato insieme all’F-22, il quale però, è gravato da costi proibitivi. L’oggetto del contendere è la funzionalità pratica dell’aeromobile. L’F-35 ha, difatti, una serie di incognite sulle quali non è stato fornito un chiarimento; innanzi tutto sembra essere oggetto di una lunga serie di malfunzioni che ne limitano la capacità operativa e questo aggiungerà esborsi per l’upgrading dei software. Dai primi test, pare sia vulnerabile ai fulmini e ciò lo degraderebbe operativamente, declassandolo non più a caccia ognitempo. Di seguito il Pentagono ha denunciato una gravissima malfunzione al display del casco, il quale non indicava l’esatto orizzonte artificiale ed in alcuni casi l’immagine addirittura era scomparsa. Altra mancanza, si è evidenziata nel radar per l’acquisizione dei bersagli, infatti non li avrebbe rilevati ed in particolari occasioni si sarebbe anche spento. Nelle anomalie sembra sia coinvolto il gancio di arresto per l’appontaggio, in quanto non si estenderebbe. Il rapporto conclude laconicamente con la considerazione che l’F-35 possa venir sconfitto in un combattimento aereo anche da velivoli appartenenti alle precedenti generazioni, oltretutto perché durante le evoluzioni si riscontrerebbe una significativa diminuzione della visibilità dalla cabina di pilotaggio. Il programma JSF nacque con il preciso presupposto di una partnership fra il costruttore principale, la statunitense Lockheed Martin ed altri paesi tecnologicamente avanzati. Un presumibile motivo per il quale il Governo non ha abbandonato l’acquisizione del caccia, potrebbe essere quello economico, in quanto sono 18 le aziende italiane coinvolte nello sviluppo: dall’Alenia aeronautica, alla Piaggio, passando per la Selex-Marconi, la Gemelli e finendo alla OtoMelara. Un comparto produttivo con capitali sociali rilevanti e migliaia di lavoratori impiegati, la sola Alenia ne conta oltre 11.000. Principalmente la compartecipazione italiana concerne la progettazione del cassone alare, componenti del motore F136, l’involucro della turbina, l’optronica EOST, il cannone GAU-22/A, il carrello, le ali ed altro ancora. La scelta sulla collaborazione, originò dall’esigenza di sostituire i vetusti AV-8 Harrier imbarcati sulle Cavour e Garibaldi. Con questi hanno in comune una particolarità imprescindibile per il loro utilizzo: sono dei velivoli V/STOL, dunque i soli in grado di decollare ed appontare sulle nostre unità di superficie, oltre ad essere gli unici sul mercato con questa peculiarità. In aggiunta, dispongono di un sistema di navigazione avanzatissimo nel suo genere. È chiamato “sensor fusion”: una serie di telecamere, poste in vari punti della fusoliera del velivolo, interagiscono con altri come l’IRST o gli ESM, e trasmettono al pilota una totale consapevolezza dell’ambiente esterno. Benchè la compartecipazione italiana sia economicamente e tecnicamente rilevante, il progetto rimane saldamente agli statunitensi, pertanto per gli aggiornamenti o la semplice manutenzione, si renderebbe necessario ricorrere al costruttore principale con un ulteriore aggravio dei costi. La motivazione di questo presumibile esborso deriva del contratto di partnership, dove l’Italia si colloca unicamente come fornitrice. È da sottolineare che si tratta di una collaborazione trentennale, ossia il ciclo operativo di un aeromobile, dunque le spese si diluirebbero nel tempo risultando più gestibili. Parte di queste rientrerebbero come posti di lavoro, stimati in circa diecimila, sotto forma di commesse, ma tale dato è oggetto di conferma, in quanto alcuni esperti di economia denunciano numeri decisamente inferiori. Gli accordi di partnership concernono anche l’assemblaggio degli aeromobili acquistati dall’Italia e questo avverrebbe all’aeroporto di Cameri. Anche l’aeronautica è interessata all’F-35, da affiancare al più performante Eurofighter e per sostituire gli AMX ed i Tornado oramai superati. Forse non è la soluzione migliore, presumibilmente esistono aeromobili decisamente più adatti alla nostra forza aerea, la cui “mission” è quella di assicurare 24 ore su 24 e per tutti i giorni dell’anno il controllo e la difesa dello spazio aereo. Dopo la caduta del Blocco Sovietico, l’Aeronautica Militare ha iniziato a rivedere non solo le funzioni principali di un aeromobile, ma anche la strategia per la difesa aerea della nostra Nazione e dunque ha spostato l’attenzione principalmente verso lo scacchiere dell’Africa Mediterranea e del Vicino Oriente, né è prova la scelta geografica delle Basi Aeree ubicate nel sud-est della penisola e la riduzione degli aeroporti interessati alla prontezza operativa. In definitiva, analizzati pregi e difetti, il Governo dovrà scegliere se rimanere in linea con i progressi tecnologici delle altre Forze Armate, con le quali ci confrontiamo nelle missioni internazionali, agevolandosi con una capacità operativa tale da coprire i prossimi trenta anni, seppur dotandosi di un velivolo migliorabile o rimanere un passo indietro. Laddove il Lightning fosse reso pienamente operativo, potrebbe ingenerare una diversa soluzione geostrategica nelle aree dove sarebbe schierato. La segnatura radar paragonabile ad un pallone da calcio, costringerebbe le Nazioni potenzialmente bersaglio ad un ammodernamento delle postazioni di rilevamento, forse anche a doverle riposizionare sui confini territoriali. A tal proposito, sembra che la Cina abbia intercettato la telemetria dell’F-35, ma episodi di spionaggio erano accaduti già in precedenza dove vennero sottratti diversi terabytes relativi al disegno ed ai sistemi elettronici. Secondo il Pentagono tali atti, avrebbero avuto motivo per sviluppare i sistemi di difesa contro l’F-35. Il deterrente di un velivolo con tali prestazioni è essenzialmente a monito di un attacco preventivo. Tale minaccia è estendibile nella versione imbarcata, dove il concetto di proiezione di forza delle portaeromobili tornerebbe a maggior valenza, sebbene la limitata autonomia di azione del caccia, vincolerebbe le unità di superficie ad entrare nell’inviluppo dei missili tattici a medio raggio avversari. Per l’Italia, resta dunque valido un compromesso sul numero degli F-35 da acquistare, naturalmente con la consapevolezza che dovranno essere resi operativi, riducendoli al quantitativo necessario per sostituire gli Harrier, nella speranza che siano sufficienti a soddisfare il nostro impegno in campo internazionale. A seguito potrebbe essere implementata la produzione degli Eurofighter da consegnare all’Aeronautica Militare per supplire al mancato acquisto del Lightning. In conclusione, in un quadro di alleanze strategiche e dinamiche economiche a livello globale, l’F-35, benchè pieno di difetti, sembra essere l’unica soluzione per recuperare il terreno perso dall’Aviazione di Marina negli impegni presenti e futuri della nostra compagine militare a garanzia e sostegno della democrazia, della libertà nel mondo, della credibilità e valenza del nostro intero sistema Italia.

