di C.Alessandro Mauceri –
Il 25 novembre è la data scelta dall’Onu per richiamare l’attenzione sul problema della violenza sulle donne. Ormai questi casi sono così tanti che spesso non finiscono nemmeno nei telegiornali. Eppure i numeri sono impressionanti: solo in Italia le donne che subiscono soprusi da parte degli uomini sono più di un milione. Nel 2013 sono stati commessi 179 femminicidi (il 14% in più rispetto all’anno precedente) e, di questi, sette su dieci avvengono in un contesto famigliare.
Ma per comprendere in pieno le dimensioni sociali del problema è necessario tenere conto del fatto che solo un terzo delle donne che hanno subito violenza si rivolge alla polizia.
Un problema che non è solo italiano, anzi. Secondo uno studio del 2013 della World Health Organization, la violenza fisica o sessuale colpisce più di un terzo delle donne nel mondo (35%). A richiamare l’attenzione ha provato anche Elina Chauvet, artista messicana che, per ricordare a tutti il problema delle donne torturate, rapite, percosse e uccise, ha portato sulle piazze del mondo (anche in Italia) la scultura mobile delle “Scarpe rosse”
La zona del mondo più violenta contro le donne è il Sud-est asiatico: più della metà (58,8%) degli omicidi avviene per mano di mariti, fidanzati o compagni. Ma anche in Europa la situazione appare essere gravissima: in Danimarca il 52% delle donne ha subito violenza, in Finlandia il 47%, in Svezia il 46%, in Olanda il 45%, in Francia il 44%, in Germania il 35%) e in Gran Bretagna il 44%. Per una volta l’Italia non occupa la peggiore posizione: le donne che nel nostro Paese hanno subito violenza sono il 27%.
Anche la ripartizione tra nord e sud dovrebbe sorprendere: la maggior parte dei femminicidi avvenuti negli ultimi dieci anni è stata denunciata al nord e, solo dal 2013, c’è stata un’inversione di tendenza. A dirlo è il rapporto Eures sul femminicidio in Italia, dal quale risulta anche che il numero delle vittime al centro Italia è raddoppiato nell’ultimo periodo.
Donne che molto spesso sono state punite (picchiate o uccise, sovente a mani nude) perché “colpevoli di decidere”: colpevoli di aver deciso di voler lasciare il proprio compagno o di voler vivere in modo diverso. Il rapporto Eures chiama questi casi “femminicidi del possesso”. Omicidi che spesso avvengono entro un lasso di tempo ristretto da quando la coppia si è divisa e che forse si sarebbe potuto evitare se non fosse stato per “l’inefficacia/inadeguatezza della risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne vittime di violenza all’interno della coppia” (come dice il rapporto Eures).
Un problema grave, anzi spaventoso come dimostrano i numeri. Tanto che, il 7 aprile 2011, il Consiglio d’Europa aveva invitato tutti i Paesi dell’Ue a sottoscrivere la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). Il trattato è stato firmato da 32 Paesi e il 12 marzo 2012 la Turchia è diventata il primo Paese a ratificarla, subito seguita da Albania, Portogallo, Montenegro, Italia, Bosnia-Erzegovina, Austria, Serbia, Andorra, Danimarca, Francia, Spagna e Svezia.
Proprio la Convenzione di Istanbul chiedeva ai Paesi sottoscrittori un maggiore impegno finanziario contro la violenza di genere. Peccato che, in Europa ed in Italia, pare si siano dimenticati degli impegni presi: l’Italia ha stanziato, con la legge 119/2013 – quella contro il femminicidio – per il 2013 e il 2014, una somma ridicola. Stando alle stime di Dire, Donne in rete contro la violenza, le risorse messe a disposizione non basteranno nemmeno a coprire le spese telefoniche dei 352 centri presenti in Italia.

