di Giovanni Caprara –

Dopo le provocazioni, gli omicidi, gli editti mediatici, era inevitabile: in Italia erano le 2,30 ddi questa mattina quando il Pentagono ha iniziato i raid contro le basi dello Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi con il sostegno di cinque Paesi arabi, ma di nessuno occidentale. Fonti militari americane a Washington, hanno precisato che, in osservanza alle disposizioni emanate dal presidente Barack Obama due settimane fa, il Pentagono ha impegnato caccia F-22, droni e missili Tomahawk.

Le prime ondate di attacchi hanno colpito Raqqa, la roccaforte di Isis, e si sono protratte per circa 90 minuti. La coalizione è composta da Giordania, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati e Qatar. L’agenzia siriana “Sana” precisa che ieri gli Stati Uniti avevano preavvertito il regime di Damasco dell’attacco contro Raqqa, informando l’ambasciatore di Assad alle Nazioni Unite. È possibile che i raid siano condotti da unità in navigazione nel nord del Golfo Persico e nel Mar Rosso. Nel Golfo si trova la portaerei USS George H.W. Bush, la quale potrebbe essere scortata dall’incrociatore lanciamissili USS Philippine, dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Truxtun, e da almeno un sommergibile classe Virginia.

Distruggere l’isis era una priorità dell’Occidente, ma in questa occasione nessun partener europeo ha partecipato ai raid. I paesi arabi si sono schierati con gli Stati Uniti, perché hanno la consapevolezza di essere nelle mire dell’Isis, che vorrebbe inglobarli nello Stato Islamico.

È un paradosso, perché tutti i paesi dell’area sono islamici, però si combattono fra loro. Ciò è la riprova che quella dell’IS, non è guerra di religione, semmai siano esistite, ma solo di conquista.

L’attacco multinazionale contro l’Isis, vuol dire legittimare una formazione terroristica, forse sarebbe stato meglio lasciare alle nazioni moderate del Grande Medio Oriente, la soluzione militare e politica del Califfato, ma gli Stati Uniti hanno voluto essere attore principale di questa nuova crisi, che non sarà di semplice e rapida soluzione.

Ora i morti dell’Isis saranno dei martiri, e secondo i dettami della Guerra santa, dovranno essere vendicati. L’Occidente tornerà come bersaglio di azioni terroristiche, perpetrati da elementi eversivi che probabilmente sono stati introdotti in Europa da Mare Nostrum.

Se cosi fosse, dimostra che l’Isis non è solo ben finanziato ed ottimamente addestrato, ma ha individuato i punti deboli della società democratica e liberale occidentale. La guerra non è in Siria ed in Iraq, ma nell’Europa, dove i terroristi sono stati traghettati da un’operazione umanitaria resa mezzo di invasione. Le immagini trasmesse dalle televisioni e dalla rete, hanno restituito violenza e proclami minacciosi, ma principalmente tesi al reclutamento di elementi eversivi sia dormienti che facilmente manipolabili, nel secondo caso il colpevole è la società consumistica, la quale dopo averli accolti, non ha concesso loro di farne parte.

Militarmente l’Isis verrà sconfitto, ma l’ideologia rimarrà salda. La soluzione diplomatica, politica e religiosa, potrebbe essere affidata ai paesi arabi moderati, non al nemico occidentale, il quale dovrà distaccarsi da un modo di vivere e di pensare che non le appartiene.