di Silvano Danesi * –
Il duro confronto tra Trump, JD Vance e Zelensky ha costretto i governanti europei a uscire dall’ipocrisia e ha mostrare il loro vero volto e, in particolare, ha messo a nudo la caratura di tre donne: Ursula von der Leyen, la guerrafondaia, Kaja Kallas, l’urlatrice e Giorgia Meloni, la vera leader europea, dotata di senso della misura e della realtà.
Ursula von der Leyen su X ha scritto ieri: “In viaggio verso Londra per sottolineare il continuo sostegno dell’Europa all’Ucraina, che può portare a una pace giusta e duratura nel Paese. La via per la pace è la forza. La debolezza genera più guerra. Sosterremo l’Ucraina, impegnandoci nel contempo in un rafforzamento della difesa europea”.
Parole al vento, come sempre.
Ursula von der Leyen è stata un pessimo ministro della Difesa tedesco, una pessima presidente della Commissione europea ed è, ora, una pessima consigliera di Zelensky.
Il rafforzamento della difesa europea, sia chiaro, per i prossimi anni, forse decenni, dipenderà, come dipende, dagli Stati Uniti d’America.
Più investimenti nella difesa europea significano, automaticamente, più soldi alle imprese americane del settore armiero. La conseguenza è che un riarmo europeo non può che essere in stretto accordo con gli Usa.
Particolarmente stonata, incapace persino di stare nel coro, l’Alto rappresentante della politica estera europea, Kaja Kallas, la quale ha attaccato il presidente USA, affermando: “Il mondo libero ha bisogno di un nuovo leader”.
No, il mondo libero ha bisogno che la signora estone se ne vada a casa. Siamo stufi di sentire le esternazioni barricadere di una che rappresenta 1,3 milioni di abitanti (un quartiere di Roma) e che ha in tempo di pace 7.100 militari attivi, anche se con un numero significativo di riservisti, pari a circa 41.200.
No. L’America ha un leader liberamente eletto che sta interpretando il volere di chi lo ha eletto, mentre l’Unione Europea è un baraccone burocratico, non è uno Stato, non ha un presidente direttamente eletto ed è una montagna di chiacchiere, di politiche autodistruttive ed è prigioniera di un’ideologia da dementi.
I Paesi europei, questa la realtà, hanno quasi raddoppiato le loro importazioni di armi fra il 2019 e il 2023, secondo i dati diffusi dal SIPRI lunedi scorso.
Il conflitto ucraino ha indotto l’Europa a spendere significativamente di più che in passato: +94% (il confronto è sempre fra 2018-2022 e 2019-2023).
Se Kiev figura chiaramente al primo posto fra gli acquirenti europei, anche tutte le altre capitali hanno aumentato la spesa, in particolare per sistemi di difesa antiaerea. Poche le eccezioni: Svizzera, Italia, Finlandia, Irlanda, Grecia, Albania e Montenegro.
“Il livello delle importazioni europee resterà alto anche nei prossimi anni”, rileva Pieter Wezeman, Senior Researcher, Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), il quale aggiunge che è interessante notare come gli europei non tendano a spendere “in casa”, dando lavoro ai Paesi vicini, ma piuttosto oltre Atlantico: la quota di armi nuove americane è passata dal 35% al 55% del valore complessivo.
Fra i produttori e rivenditori gli Stati Uniti figurano infatti ampiamente al primo posto nel mondo, con una quota globale sull’ultimo quinquennio del 42% (era al 34% nel calcolo sul periodo 2018-2022).
Gli Usa hanno accresciuto le loro vendite del 17%. L’aspetto più significativo è che l’import di armi dagli Usa è di elevata qualità tecnologica.
Gli Stati Uniti rappresentano la principale fonte di armamenti per l’Europa. La tecnologia avanzata americana, dai caccia F-35 ai sistemi missilistici Patriot, è vista come un elemento fondamentale per rafforzare la difesa europea contro minacce esterne. La Corea del Sud è emersa come un nuovo partner di rilievo, soprattutto per la Polonia, mentre Israele ha a lungo fornito droni e sistemi di sorveglianza avanzati, particolarmente richiesti per il controllo delle frontiere e il monitoraggio delle attività nemiche.
La conseguenza è che senza gli Usa l’Europa, nonostante lo sbruffone francese e il guerrafondaio inglese e il loro provvisorio asse centrale, non va da nessuna parte.
Il Regno Unito e la Francia stanno lavorando, “insieme con l’Ucraina“, a un loro piano per “far cessare le ostilità” con la Russia. Lo ha detto ieri il premier britannico Keir Starmer, dopo aver incontrato sabato a Downing Street il presidente Volodymyr Zelensky, reduce dal fallimentare vertice di Washington con Donald Trump.
Gli anglo-francesi si svegliano tardi. Gli accordi tra Russia e Usa sono ben più avanti dei loro fantomatici piani, ma la propaganda è il solito metodo delle cancellerie europee, ridotte alla chiacchiera e allam costante ricerca di visibilità.
Starmer, pessimo consigliere del leader ucraino, ha detto: “Mi fido di Donald Trump e di Volodymyr Zelensky”, ma “non di Vladimir Putin“.
Una dichiarazione che va in senso opposto al piano degli Usa, alle logiche di Trump e, soprattutto, che mette una pesante ipoteca sui rapporti con la Russia.
Che piano di pace puoi preparare con Macron se poi dici che non ti fidi di Putin? Con chi tratti? Chiedere a Starmer di essere logico e come chiederlo a Ursula von der Leyen o alla Kallas. Chiacchierano.
In questo panorama degno di un manicomio gestito dai matti, eccelle per composta lucidità Giorgia Meloni, (l’aurora vestita di bianco, copy di Shabbat Menkaura).
La presidente del Consiglio italiano ha avuto nella tarda serata di sabato una conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump, anche in vista dell’incontro di ieri a Londra.
Ieri Giorgia Meloni ha avuto un bilaterale con Zelensky e con Starmer.
A Downing Street, nel faccia a faccia con Starmer, Giorgia Meloni ha ribadito l’impegno condiviso tra Italia e Regno Unito nel sostenere l’Ucraina e lavorare per una soluzione di lungo termine al conflitto.
Giorgia Meloni ha sottolineato il valore strategico del confronto bilaterale, evidenziando la necessità di mantenere aperto un canale di coordinamento costante tra partner europei e internazionali: “Penso che sia particolarmente prezioso questo incontro nel momento in cui ci troviamo, che sia molto importante parlarci, coordinarci”.
In questa prospettiva, la premier italiana ha rilanciato la proposta di un summit allargato che coinvolga i leader europei e statunitensi, per rafforzare la coesione transatlantica: “Ho anche proposto un incontro tra i leader statunitensi ed europei – ha dichiarato Meloni – perché se ci dividessimo, questo ci renderebbe tutti più deboli”.
La proposta di Giorgia Meloni ha incassato il sostengo della Polonia.
Il primo ministro polacco e presidente di turno dell’Ue, Donald Tusk, ha infatti affermato che la Polonia appoggia la proposta della premier Giorgia Meloni di organizzare un vertice tra Stati Uniti ed Europa.
“Siamo dalla parte dell’Ucraina senza alcun dubbio: dev’essere fornito un sostegno inequivocabile e duraturo a Kiev nella sua difesa contro l’aggressione russa”, ha ribadito Tusk. Allo stesso tempo, ha evidenziato, Varsavia “sostiene la più stretta alleanza possibile tra l’intero Occidente e gli Stati Uniti”.
Nel frattempo il Cremlino fa sapere che i rapporti con gli Usa proseguono e che il percorso verso la normalizzazione delle relazioni tra Russia e Stati Uniti può essere condotto rapidamente e con successo se verrà mantenuta la volontà politica dei presidenti Vladimir Putin e Donald Trump.
A dirlo è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov nel corso di una intervista al programma ‘Mosca. Cremlino. Putin’. “C’è ancora molta strada da fare – ha affermato Peskov – perché l’intero complesso delle relazioni bilaterali è stato notevolmente danneggiato. Ma se la volontà politica dei due leader, il presidente Putin e il presidente Trump, verrà confermata, allora questa strada potrà essere percorsa abbastanza rapidamente e con successo”. La nuova politica estera statunitense, con il “cambiamento” compiuto dal presidente americano Donald Trump, ”coincide in gran parte” con la visione russa, ha aggiunto Dmitry Peskov.
In tutto questo panorama in movimento, è del tutto evidente che l’unica leader europea che abbia il senso della misura e della realtà è Giorgia Meloni.
Il resto è chiacchiera.
* Articolo in mediapartnership con Nuovo Giornale Nazionale.




