di Guido Keller –
Si sta trasformando sempre di più nella contestazione contro il governo Erdogan quella che è nata come la protesta dei giovani di Istanbul per bloccare lo sradicamento di 600 piante presso il Gezi Park di Taksim, nel cuore della città.
Le notizie di ieri parlano di cariche della polizia e di giovani che lanciano pietre, e che per scappare si rifugiano dove capita, anche all’ospedale militare, dal momento che se la polizia è fedele al governo centrale ed alle sue riforme, i militari mantengono una certa diffidenza verso i partiti e le formazioni islamiche.
Testimoni hanno riferito di aver visto i mezzi blindati delle Forze di sicurezza circondare la piazza ed addirittura lacrimogeni lanciati dagli elicotteri, tanto che lo stesso Primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso casi di azioni “estreme” da parte della polizia: “Sì, è vero – ha detto Erdogan – potrebbero esserci stati degli errori, una risposta un po’ troppo estrema da parte della polizia” e dal ministero dell’Interno si è appresa l’intenzione di voler procedere contro i poliziotti che hanno usato la mano pesante per reprimere la protesta.
L’associazione dei medici turchi ha comunicato che il bilancio delle persone ferite ammonta a mille unità, fra agenti e giovani in protesta, che quattro di loro hanno perso la vista dopo essere stati centrati da candelotti lacrimogeni e che altri quattro hanno riportato fratture al cranio. Fonti parlano di due morti fra i manifestanti, mentre per il ministero dell’Interno il bilancio ufficiale è di 79 feriti, 53 civili e 26 agenti.
L’altro ieri sera diversi manifestanti, nonostante lo sbarramento di idranti della polizia, si sono raccolti ed hanno attraversato il ponte sullo Stretto del Bosforo, verso la sponda europea, sventolando bandiere turche ed esibendo lattine di birra, quale atto dimostrativo contro la decisione del governo filo islamico di vietare gli alcolici nelle ore notturne.
La protesta dei giovani contro l’amministrazione Erdogan si è quindi allargata ad Ankara ed in particolare nel quartiere Kizilay, dove vi è stata un’intensa sassaiola contro la polizia. Anche in questo caso è stato visto un elicottero gettare lacrimogeni sul gruppo di manifestanti, ma, a quanto si è appreso, la polizia ha fatto ricorso anche a bastoni elettrificati che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone colpite, stordendole.
Già nella mattinata di ieri l’ambasciata italiana aveva invitato i concittadini a non uscire di casa, mentre da Damasco, ormai nemico giurato per via della crisi siriana e dell’appoggio agli insorti, è intervenuto il ministro dell’Informazione Omran al-Zohbi, il quale ha accusato attraverso la tv di Stato il Primo ministro turco di agire da “terrorista”: “Le rivendicazioni del popolo turco – ha detto al-Zohbi – non meritano tutta questa violenza e se Erdogan è incapace di usare mezzi non violenti deve dimettersi”. Ed ancora: “Erdogan guida il suo Paese in modo terroristico e distrugge la civiltà del popolo turco ed il fatto che reprime delle manifestazioni pacifiche è la prova che Erdogan non è in contatto con la realtà”.

