La Nato Baltica

La NATO ha un nuovo centro. Il quadrilatero strategico. La teoria dei sei cerchi concentrici. Il caso ungherese. Le ambizioni francesi.

di Marco Corno

Dopo oltre un anno e mezzo di trattative a causa dell’opposizione di Turchia e Ungheria, la Svezia è entrata ufficialmente nella NATO lo scorso 7 Marzo dopo la ratifica dell’adesione di Ankara e Budapest.
Grazie a quest’ultima entrata l’Alleanza Atlantica è diventata definitivamente un’organizzazione baltico-atlantica il cui centro è l’Europa Baltica. All’interno di questa area, la Polonia, il Regno Unito, la Finlandia e la Svezia insieme formano il quadrilatero strategico dell’organizzazione, ovvero il nucleo geo-strategico del Patto Atlantico nonché il pilastro principale del contenimento americano della Russia nella parte orientale del continente europeo. Attorno al quadrilatero strategico, la NATO si sviluppa in cerchi concentrici all’interno dei quali si raggruppano paesi con un diverso livello di coinvolgimento nel sostegno ucraino.
Nel primo cerchio si collocano Lettonia, Estonia, Lituania, Danimarca e Repubblica Ceca: piccoli paesi ma fondamentali per la loro prossimità geografica alla super potenza russa, in grado di dare un supporto importante alle potenze russofobe del quadrilatero strategico. Dal punto di vista bellico, anche la Germania si inserisce in questo cerchio dato che dallo scoppio della guerra russo-ucraina è diventato il principale fornitore europeo di armi a Kiev per un valore di 7 miliardi di euro. Posizione geopolitica influenzata fortemente anche dagli effetti negativi dell’invasione russa dell’Ucraina che ha danneggiato l’ostpolitik verso la Russia e il suo primato di motore economico dentro l’Unione Europea, cadendo in una pesante crisi economico-energetica, causata principalmente dal sabotaggio del gasdotto Nord Stream I e II.
Nel secondo cerchio si situano i paesi del Mar Nero come la Romania e la Bulgaria. Paesi dell’Europa Sud Orientale interessati a supportare militarmente l’Ucraina ma senza alterare gli equilibri geopolitici nel Mar Nero con la Russia.
Il terzo cerchio racchiude gli stati artici della NATO ovvero Norvegia, Islanda e Canada. Stati impegnati per motivi geografici nel contenimento della Russia nell’Artico invece che in Europa.
Nel quarto cerchio rientrano gli stati Balcani della NATO: Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania e Macedonia del Nord sono interessati principalmente al proprio scacchiere regionale e considerano il sostegno ucraino secondario o come strumento politico per raggiungere obbiettivi tattici principalmente in funzione anti-serba.
Il sesto cerchio comprende principalmente i paesi latini della NATO come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Stati che per motivi sia geografici che storici guardano al conflitto russo-ucraino con marginalità e sono più interessati agli effetti che quest’ultimo provoca nel Nord Africa e in generale nel cosiddetto “Mediterraneo Allargato”.
Nel sesto cerchio si trovano i cosiddetti paesi ambigui come Ungheria, Francia, Turchia e Slovacchia.
Benché Budapest sia un membro ufficiale dell’Alleanza Atlantica, oltre che dell’Unione Europea, la postura filo-russa sul dossier ucraina da parte del governo Orban è sempre più vista dagli alleati come un ostacolo importante al supporto ucraino dell’Occidente che compromette la posizione ungherese dentro l’Alleanza, come dichiarato dell’ambasciatore americano Pressman in Ungheria, criticando aspramente la posizione filo-russa dell’ex repubblica sovietica. Non a caso negli ultimi due anni i rapporti tra Washington e Budapest si stanno progressivamente deteriorando come sottolineato anche da Jim O’Brien (assistente segretario del Dipartimento di Stato statunitense per gli Affari Euroasiatici) che auspica un rapporto costruttivo tra Ungheria e Occidente; e dentro il deep state americano si incomincia a considerare l’ex repubblica sovietica più come “una spina nel fianco” che non un vero e proprio alleato. Il boicottaggio dei parlamentari del partito di maggioranza Fidesz di una sessione del Parlamento ungherese per votare sull’adesione svedese alla NATO lo scorso febbraio ha mostrato agli Stati Uniti come le posizioni politiche del governo siano fortemente sostenute dentro le istituzioni dello stato ungherese così come la politica estera del suo leader.
I problemi tra Ungheria e Comunità atlantica sono influenzati anche dai rapporti difficili tra Budapest e Kiev per la questione delle minoranze magiare della Transcarpazia in Ucraina che secondo il presidente Orban sono soggette a diverse forme di discriminazioni e persecuzioni. In Ungheria alcuni partiti radicali sostengono addirittura la necessità di reclamare l’annessione della regione qualora l’Ucraina dovesse perdere la guerra con la Russia. Questo potrebbe essere uno dei fattori geopolitici che spingono il governo Zelensky a continuare la guerra: Kiev teme che in caso di sconfitta alcuni stati dell’Europa Orientale (Ungheria, Romania e Polonia) possano intavolare trattative con la Russia per una spartizione dei suoi territori che lo stato di guerra permanente evita che accada.
Altro paese che sta cambiando la propria posizione sul dossier ucraino è la Francia. Nel primo anno di conflitto Parigi ha sempre tenuto una posizione moderata sulla guerra russo-ucraina, sostenendo la necessità di supportate l’Ucraina ma senza indebolire eccessivamente la Russia con la quale, al contrario, sarebbe stato necessario costruire un nuovo quadro europeo. Le dichiarazioni del presidente francese Macron, a seguito del Vertice Europeo di febbraio a Parigi, sulla necessità di inviare truppe in Ucraina, nel caso in cui la Russia dovesse sfondare la linea ucraina, segnano un cambio di passo della politica estera francese in Europa. Probabilmente le posizioni del presidente francese sono una tattica politica per intestarsi la guida della sicurezza europea. Parigi potrebbe vedere nel parziale disimpegno americano in Europa un’opportunità per ampliare il proprio margine di manovra, diventando la potenza europea di riferimento e prendere la leadership dell’asse franco-tedesco. In questa visione l’impasse della guerra russo-ucraina potrebbe essere colta dal governo francese come un’opportunità per aumentare il proprio peso geopolitico e incominciare a mettere i tasselli per un futuro ordine europeo post guerra e l’invio di truppe francesi sul suolo ucraino sarebbero funzionali a tale scopo.
La Slovacchia è l’altro paese dell’Alleanza Atlantica che ha cambiato drasticamente la sua politica estera nei confronti dell’Ucraina. Da sostenitrice della causa ucraina, dopo l’ascesa del governo filo-russo di estrema sinistra guidato da Robert Fico, Bratislava ha adottato una politica più scettica verso Kiev, allineandosi con Budapest e bloccando gli aiuti militari allo Stato ucraino.
La Turchia invece è una potenza ambigua dato che ha impostato una politica estera basata unicamente sui propri interessi nazionali. Ankara cerca di avere un approccio ampio nella politica internazionale, cooperando con Mosca e Washington a seconda delle esigenze del momento e senza mai ripudiare l’una piuttosto che l’altra relazione.
Gli Stati Uniti rimangono comunque la potenza leader della NATO ma è chiaro che la sua crisi egemonica sta aprendo spazi di manovra a potenze alleate. Sicuramente l’entrata di Svezia e Finlandia è il vero evento geostrategico che la guerra russo-ucraina ha prodotto, modificando gli equilibri geopolitici dell’Europa. Con Stoccolma ed Helsinki nell’Alleanza Atlantica, Washington potrà parzialmente svincolarsi dal continente europeo per focalizzare la maggior parte delle sue risorse sul contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico, delegando al quadrilatero strategico il contenimento della Russia. Allo stesso tempo per Washington sarà complicato gestire un’alleanza così ampia con membri portatori di interessi molte volte divergenti che con la guerra russo-ucraina rischiano di ampliarsi in tempi di grandi cambiamenti internazionali.