di C. Alessandro Mauceri –

Nei giorni scorsi si sono succeduti diversi “anniversari”, tutti aventi un solo ed unico aspetto comune: la proliferazione delle armi atomiche.

Il 9 luglio del 1955 undici scienziati, la maggior parte dei quali premi Nobel, sottoscrissero e divulgarono il «Manifesto Russell-Einstein»: “Dato che in una futura guerra mondiale armi nucleari verrebbero certamente usate, e che tali armi minacciano la sopravvivenza del genere umano, ci appelliamo con forza a tutti i governi del mondo affinchè comprendano, e riconoscano pubblicamente, che i loro scopi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e di conseguenza insistiamo affinché trovino mezzi pacifici per risolvere tutte le loro controversie.”

Un appello che gli scienziati sentirono il bisogno di lanciare dopo aver visto ciò che era successo pochi anni prima.

Il 16 luglio di settanta anni fa infatti gli americani avevano eseguito il loro primo test su ordigni nucleari, nella base militare di Alamogordo in Nex Mexico. Dopo meno di un mese, il 6 agosto, gli Stati Uniti decisero di sganciare la bomba atomica su Hiroshima, in Giappone. Tre giorni dopo, un altro ordigno analogo fu sganciato su Nagasaki. Una decisione, allora come oggi discussa e discutibile, che causò da cento a duecentomila vittime, la maggior parte delle quali civili. Morti che, secondo molti, sarebbe stato possibile risparmiare dato che la guerra era ormai vinta. Secondo i più, la decisione degli Usa di sganciare le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki è stato solo frutto della volontà degli Usa di affermare la propria superiorità militare.

Una superiorità che, a distanza di settanta anni, sembra essere venuta meno: oggi gli Usa sono un classico esempio di paese forte con i deboli e debole con i forti.

A dimostrarlo è un’altra ricorrenza. Tre giorni fa, il 14 luglio, l’Iran e i paesi del cosiddetto “5+1”, cioè i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina, ai quali si è aggiunta la Germania), hanno sottoscritto un accordo per la non proliferazione di armi nucleari nel paese mediorientale.

Un accordo che dovrebbe scrivere (progressivamente) la parola fine sulle sanzioni internazionali imposte all’Iran negli ultimi anni. In termini pratici, la capacità iraniana di sviluppare un’arma nucleare è stata molto ridotta, almeno per i prossimi 10-15 anni. in cambio l’Iran potrà ricominciare a commercializzare petrolio e altri beni e potrà usufruire dei fondi internazionali che erano stati bloccati con l’imposizione delle sanzioni.

Una decisione che in molti hanno presentato come un successo. La verità è che oggi, secondo i dati resi noti dal Sipri (il maggiore e più attendibile organismo internazionale in materia di armi e armamenti), a disporre di ordigni nucleari sono nove paesi: Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Israele, Pakistan e Corea del Nord.

E nonostante circa la metà di questi abbia sottoscritto il Trattato New Start (che prevedeva la riduzione delle armi nucleari) oltre il 93% degli armamenti nucleari esistenti a livello mondiale è ancora attivo e disponibile e anzi, aggiornato e ammodernato regolarmente.

Dei paesi che dispongono di ordigni nucleari nel proprio arsenale cinque (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia: tutti paesi che casualmente dispongono di armamenti nucleari e che in molti casi li hanno aumentati) si erano impegnati a ridurlo. E, invece, il numero di bombe atomiche in loro possesso non è diminuito, anzi semmai è aumentato. La Francia, stando ai dati Sipri, nel 2014 disponeva di 300 ordigni nucleari: oggi, nel 2015, il loro numero è invariato. Dati praticamente analoghi per gli USA che nel 2014 disponevano di 7300 ordigni che, nel 2015, sono diminuiti solo dello 0,5 per cento. E il numero di testate a disposizione dell’esercito cinese è addirittura aumentato, passando dalle 250 del 2014 a 260 nel 2015.

Eppure nei confronti di questi paesi l’Onu non ha mai aperto alcuna procedura per la proliferazione nucleare. Né è mai stato dichiarato alcun embargo nei loro confronti, nemmeno quando come nel caso della Cina il numero di testate atomiche negli ultimi mesi non è diminuito, ma, anzi, è aumentato.

Sanzioni che nessuno si è mai permesso di applicare neanche nei confronti degli altri paesi che dispongono di armi nucleari e che, in più, non hanno mai sottoscritto alcun trattato di non proliferazione. Paesi in cui i temuti ordigni nucleari esistono già e dove nessuno pensa neanche lontanamente al disarmo. India, Israele e Pakistan dispongono di un arsenale atomico pericolosissimo. E ciò anche per il fatto che si tratta di paesi apertamente impegnati in conflitti armati (Israele è in guerra con la Palestina e l’India lo è con il Pakistan). A questi si aggiunge la Corea del Nord che, pur avendo sottoscritto l’accordo, ha deciso di non rispettarlo.