di Enrico Oliari –
Incontrando i giornalisti, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito oggi l’impegno della Russia a fianco di Bashar al-Assad nel conflitto siriano, per cui Mosca sta fornendo aiuti, cioè forniture militari e addestratori; nella fattispecie si tratta di armi leggere, lanciagranate, ma anche mezzi blindati di ultima generazione BTR-82A e camion militari Kamaz. “La parte russa – ha spiegato Peskov – ha più volte sottolineato la minaccia evidente dell’Isis e i suoi costanti tentativi di espandere sul territorio la sua influenza. E, naturalmente, l’unica forza in grado di opporsi a questo avanzamento è l’esercito siriano. Semplicemente, non c’è nessun altro, non ci sono altre forze capaci e organizzate sul posto. Pertanto la Russia vede, naturalmente, come suo compito il sostegno alle autorità siriane nella lotta contro questo pericoloso fenomeno”.
Le diverse posizioni tra Russia e Stati Uniti sul conflitto Siriano hanno impedito fino ad oggi l’intervento via terra di contingenti a favore dell’esercito siriano o dell’Esercito siriano libero (i ribelli), ma va anche detto che Mosca ha a Tartus, sulla costa siriana, una fornitissima base fatta di mezzi, uomini, aerei, lanciamissili e sottomarini.
Anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha confermato oggi il sostegno che Mosca sta dando a Bashar al-Assad con l’invio di aiuti umanitari e di armi per combattere l’Isis, ma ancora prima che lo Stato Islamico nascesse vi sono prove di mezzi navali con elicotteri, pezzi di ricambio e artiglieria inviate da nord a sud sia circumnavigando l’Europa e quindi passando per il Mediterraneo, sia attraverso il mar Nero.
Già nel giugno 2012 era stato individuato il cargo russo Alead al largo della Scozia, proveniente da porto di Murmansk e diretto a Tartus, costretto poi a fare un’invasione e a rientrare nel porto russo in quanto sprovvisto di copertura assicurativa. La stessa nave un mese dopo era stata nuovamente intercettata carica di armi, elicotteri e aiuti umanitari, diretta sempre a Tartus, questa volta con la copertura assicurativa necessaria per procedere la navigazione. La Alead è solo una delle delle navi che stanno facendo la spola dalla Russia alla Siria, ma va detto che sia i ribelli che i jihadisti ricevono armi, e non certo dalla Russia.
Oltre che con le navi gli aiuti russi arrivano in Siria via aerea, e non sarà il premier ucraino Arseni Iatseniuk, che a Bratislava, dove si è visto con il collega slovacco Robert Fico, ha comunicato che Kiev chiuderà lo spazio aereo ucraino a questo tipo di voli, a fermare le forniture aeree russe all’esercito siriano.
Sul piano politico vi sono gli Stati Uniti che hanno avvertito Mosca della possibilità che il rifornire Bashar al-Assad abbia come conseguenza l’aumento della consegna delle armi ai jihadisti dell’Isis da parte dei suoi sostenitori (si legga pure Qatar e Turchia). La cosa è stata ripresa da Lavrov, il quale ha detto che “Il segretario di Stato Usa John Kerry ha proposto una strana suggestione”, ovvero che “il sostegno di Bashar Assad nella lotta contro il terrorismo” finirà “solo per rafforzare le posizioni dell’Isis”, poiché gli sponsor dello Stato Islamico “forniranno all’organizzazione più armi, soldi e tutto il necessario per portare a termine i propri piani sinistri”. “La posizione di Washington – ha spiegato Lavrov – “è un altro tentativo di aiutare coloro che utilizzano i terroristi nella lotta contro i regimi indesiderati. E credo sia un grosso errore”.
La Russia da tempo ha posizionato navi da guerra di fronte alla Siria (come pure Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna ecc.): la Admiral Chabanenko” con le sue navi di appoggio si trova nell’area dall’inizio del conflitto, ed è una nave armata con artiglieria complessa AK-130, sistemi anti-aerei e lanciatori per missili antinave “Mosquito”.

