di Guido Keller –

La Russia, paese che ha diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, continua ad essere uno dei principali ostacoli ad un intervento della comunità internazionale in Siria, nonostante le violenze continuino, la popolazione sia ormai disperata e si stia sfiorando il rischio dell’impiego di armi chimiche da parte del regime di Bashar al-Assad come pure di cellule estremiste di combattenti che sostengono la parte avversa.

Come più volte ricordato sulle pagine di Notizie Geopolitiche, la Russia non può permettersi di perdere la sua zona di influenza nel Medio Oriente e nel Mediterraneo: si tratta, Tartus, dell’unica base strategica rimastale dopo la caduta del mondo sovietico e lì da tempo Mosca ha dislocato un nutrito contingente e mezzi di ogni genere, compreso navi, aerei ed impianti missilistici, in un panorama che va dal Marocco fino al Kirghizistan che vede tutti i paesi, ad esclusione dell’Iran, ospitare basi militari statunitensi.

Anche oggi il portavoce del ministero degli Esteri russo Alexander Lukashevich è intervenuto per ribadire la ferma posizione di Mosca in materia di Siria: “Ho già visto una dichiarazione della portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Victoria Nuland, che esprime giubilo affermando che Mosca finalmente si è svegliata e ha cambiato posizione –  ha dichiarato Lukashevich in occasione di un briefing – ma non ci siamo mai addormentati e non abbiamo mai cambiato posizione, ne’ mai lo faremo”.

Stamani il ministero ha anche emesso un comunicato per prendere le distanze dalle parole del viceministro Mikhail Bogdanov, che ieri non ha escluso una imminente sconfitta del regime del presidente siriano Bashar al-Assad.

Bogdanov, intervenendo ad un’audizione presso la Camera sociale, un organismo pubblico di sorveglianza, aveva infatti sostenuto che il governo di al-Assad stesse perdendo sempre più territori in Siria, parole che sono state interpretate come un significativo cambio di tono da parte di Washington e non solo.

E’ stato quindi ‘rimesso in carreggiata’ da Lukashevich, che nella nota emessa dal ministero ha voluto rimarcare “che Bogdanov non ha fatto dichiarazioni o interviste con i giornalisti negli ultimi giorni” e che lo stesso ha “ancora una volta confermato la posizione di principio russa sull’assenza di alternative a una soluzione politica in Siria”.