di C. Alessandro Mauceri –
Mentre le maggiori agenzie di stampa erano concentrate nel diffondere i risultati dello studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Wuhan in Cina che, basandosi sull’analisi di alcune immagini satellitari, hanno calcolato che le luci accese in Siria si sono ridotte dell’85% dal marzo 2011 ad oggi, pochi hanno parlato del rapporto Failing Syria. E ancor meno hanno avuto il coraggio di riportare il sottotitolo del rapporto, redatto da ventuno agenzie internazionali e Ong tra cui Save the children e Oxfam: “Assessing the impact of UN Security Council resolutions in protecting and assisting civilians in Syria” (Valutare l’impatto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la protezione e l’assistenza dei civili in Siria).
Il documento diffuso nei giorni scorsi è una palese denuncia dell’inefficacia delle azioni gestite dal Consiglio di sicurezza dell’Onu nel Paese e l’elevatissimo numero di perdite tra i civili (solo nel 2014 i morti tra i civili sono stati almeno 76mila: lo scorso anno è stato l’anno con più vittime dall’inizio del conflitto). “La realtà è che il Consiglio di sicurezza non è riuscito a garantire che le sue risoluzioni venissero adottate e le parti in conflitto hanno agito nell’impunità, ignorando le decisioni dell’Onu. I civili non sono protetti e non sono migliorate le loro possibilità di usufruire degli aiuti”, ha detto Jan Egeland del Consiglio norvegese per i rifugiati, in una intervista alla Bbc.
Il rapporto è pieno di fatti e numeri che dimostrano come in Siria le Nazioni Unite abbiano fallito. Quella siriana, secondo molte agenzie internazionali, è la più grave crisi umanitaria accertata dal secondo grave e problematica dal dopoguerra ad oggi. Una crisi ha prodotto diversi milioni di rifugiati, 220mila morti, oltre 10 milioni di sfollati ancora imprigionati in Siria.
Dall’inizio dei conflitti l’aspettativa di vita è crollata di vent’anni.
Le Nazioni Unite non sono in grado neanche di far pervenire ai destinatari finali gli aiuti inviati: 4,8 milioni le persone si trovano in difficoltà e che non hanno accesso agli aiuti perché si trovano in aree difficili da raggiungere. Secondo il rapporto, nel 2013, le Nazioni Unite erano riuscite a distribuire il 71% degli aiuti e dei fondi per il sostegno dei civili siriani. Nel 2014 questa percentuale è scesa al 54%. I bambini che hanno bisogno di aiuto, nel 2014, sono stati 5,6 milioni: il 31 per cento in più rispetto all’anno precedente.
“A quattro anni dall’inizio del conflitto in Siria, questa guerra continua a vivere di una violenza brutale che non fa distinzione tra civili e combattenti, né rispetta lo status di protezione del personale e delle strutture sanitarie” ha dichiarato Joanne Liu, presidente internazionale di Medici Senza Frontiere.
La situazione nei campi profughi, in Siria e fuori, è terrificante: le condizioni igieniche sono disperate, manca il personale di assistenza e il numero di persone affamate, disperate e continua ad aumentare. Come a Yarmouk. In questo campo profughi risiedono oltre 18mila persone in condizioni disperate e mancano anche i beni di prima necessità come cibo ed acqua.
Ma il pericolo maggiore, come ha spiegato alla Cnn il vice direttore di Oxfam Uk Nigel Timmins, è che questa situazione possa trasformarsi in uno “stato delle cose”. Che tutti in Siria e al di fuori si abituino a questo modo di essere fino a considerare “normale” qualcosa che normale non è.
Dire che l’85% delle luci della Siria restano spente durante la notte forse farà aumentare i visitatori di qualche sito web e potrà anche essere “scientificamente” interessante, ma non potrà far capire qual è la situazione in Siria. E, soprattutto, non spiega come e perché la maggiore organizzazione internazionale del mondo, le Nazioni Unite, in Siria, abbia miseramente fallito.

