DALLAS — Un capannone da quasi diecimila metri quadrati alla periferia di Dallas, il nastro tagliato mercoledì davanti a investitori e ufficiali, e su uno schermo le immagini di un test di volo del 30 giugno, in un poligono di cui l’azienda non rivela il nome. L’obiettivo dichiarato della linea di produzione è scritto nei piani industriali: 5.000 missili l’anno a pieno regime, 1.000 già nei primi dodici mesi.
La fabbrica è di Covenant, start-up della difesa nata nel 2024 e uscita ieri dall’anonimato per presentare Anthem: un missile da crociera lanciato da terra, a lungo raggio, con una carica utile superiore ai 200 chili e un prezzo obiettivo di poche centinaia di migliaia di dollari a esemplare — «una frazione», sostiene l’azienda, dei sistemi tradizionali come il Tomahawk. In tasca ha già circa 150 milioni di dollari di ordini, riferisce Reuters, con i primi ricavi attesi dal 2027, all’avvio delle consegne all’esercito americano.
Dietro Covenant c’è la Silicon Valley che ha sposato la difesa. Il fondatore e amministratore delegato, Michael Kaufman, israelo-americano, è un ex investitore di Thiel Capital; tra i finanziatori dei tre round da 250 milioni di dollari complessivi figurano il Founders Fund di Peter Thiel e Andreessen Horowitz, e la valutazione supera già il miliardo. Le connessioni politiche non sono un dettaglio: Marc Andreessen è stato nominato quest’estate nel consiglio consultivo del Pentagono per la politica di difesa, e Thiel finanziò la campagna di Trump nel 2016 e la corsa al Senato di JD Vance nel 2022.
«C’è un vuoto nel mezzo: servono massa a costi accessibili e raggio strategico», ha detto alla CNBC la presidente della società, Abby Denburg, indicando lo spazio rimasto scoperto tra i piccoli droni economici della guerra russo-ucraina e i grandi sistemi dei colossi come RTX e Lockheed Martin.
Gli arsenali vuoti
Perché il Pentagono apre le porte a una matricola? Perché la guerra di 39 giorni contro l’Iran della scorsa estate ha prosciugato le scorte: consumato circa l’80 per cento degli intercettori THAAD, metà dei Patriot, quasi metà dei Tomahawk. E i giganti non riescono a rifornire in fretta — costruire e consegnare un Tomahawk richiede 47 mesi, un JASSM 48 — mentre Trump ha chiesto all’industria di quadruplicare la produzione e il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha avviato una revisione delle regole d’acquisto proprio per far entrare nuovi attori. «Non ci mancano armi avanzate, ce ne mancano abbastanza: ed è una questione di produzione tanto quanto di tecnologia», riassume Mike Garcia, ex deputato e oggi consulente della società. La partita, insomma, non è tecnologica ma industriale: vince chi riempie prima gli scaffali del Pentagono.
Covenant giura di aver costruito la catena di fornitura proprio contro i colli di bottiglia: nessun fornitore unico, tre produttori di motori a razzo solido (un quarto in arrivo), contratti per oltre 4.000 motori a reazione in due anni. Oltre alla fabbrica texana ci sono uno stabilimento a Lipsia, in Sassonia, più grande di quello di Dallas, e un sito nel nord di Israele. Con il Pentagono corrono già due programmi: uno con l’esercito per accelerare test e qualificazione, uno con la marina per una versione navale. Resta il precedente che pesa su tutte le start-up del settore: promettere migliaia di pezzi è facile, consegnarli molto meno.
Intanto un dettaglio dice molto sul mercato: il primo cliente a ricevere gli Anthem, entro la fine dell’anno e dalle linee tedesche, non sarà l’America ma un Paese straniero che l’azienda non nomina. Gli arsenali vuoti, evidentemente, non sono solo quelli di Washington.

