di Shorsh Surme –

Il 7 giugno prossimo 53 milioni di cittadini turchi saranno chiamati alle urne più di per rinnovare il parlamento, la Türkiye Büyük Millet Meclisi, che conta 550 membri eletti per quattro anni con un sistema proporzionale. I partiti con almeno venti deputati posso formare un gruppo parlamentare. Alla fine del 2014 esistevano tre gruppi parlamentari principali: la maggioranza dell’Akp, il maggior gruppo di opposizione, cioè il Partito repubblicano del Popolo (Cumhuriyet Halk Partisi, Chp) e altre coalizioni minori d’opposizione, come il Partito del Movimento Nazionalista (Milliyetçi Hareket Partisi, Mhp) e del Partito della Pace e della Democrazia, in curdo Partiya Aştî û Demokrasiyê (Bdp); questo è un partito politico curdo della Turchia, già presente in parlamento con 29 deputati.

L’elezione avviene in un momento estremamente complesso e difficile per la Turchia, con il zoppicante processo di pace con i curdi, una “democrazia” inciampata, la recessione economica all’orizzonte, la prospettiva di riforme costituzionali ormai stallo da molto tempo, l’adesione della Turchia all’Unione Europea e la tensione nelle relazioni turco – statunitensi nel quadro di un Medio Oriente nel caos.

Secondo gli ultimi sondaggi, l’Akp, cioè il partito del presidente-“sultano” Recep Tayyip Erdogan e del primo ministro Ahmet Davutoglu, dovrebbe ottenere una percentuale di consensi che si aggirerebbe tra il 40 e il 44%, quindi ancora una volta in testa alle intenzioni di voto, ma in calo rispetto alle elezioni del 2011, quando aveva ottenuto il 49,9% delle preferenze. Seguono altri partiti presenti sulla scena politica ma non in parlamento: il Partito Repubblicano del popolo (Chp, kemalista, in turco Cumhuriyet Halk Partisi) che otterrebbe tra il 22 e il 30%; il Partito di azione nazionalista (in turco Milliyetçi Hareket Partisi, Mhp, formazione di destra), che si collocherebbe tra il 13 e il 18%; il Partito democratico dei popoli (in curdo Partiya Demokratik a Gelan, Hdp, formazione curda social democratica), data tra il 10 e il 12%. I partiti in lizza che aspirano ad entrare in parlamento sono una ventina, ma più della metà è destinata a rimanere fuori a causa della soglia di sbarramento altissimae, se si vuole, poco rappresentativa del 10%. I candidati che si presentano indipendentemente (165 quest’anno) non sono soggetti alla percentuale di sbarramento.

Negli ultimi decenni le elezioni in Turchia sono state generalmente considerati libere. Tuttavia nel 2014 le elezioni locali e presidenziali hanno sollevato forti dubbi e taluni hanno anche parlato di brogli.

Infatti, la mancanza di possibilità di contestare le decisioni del Consiglio supremo elettorale (Sbe) e la mancanza di una legge elettorale che dia la possibilità a una commissione di visionare i risultati elettorali hanno messo portato al dubbio sia gli osservatori internazionali sia non pochi celettori, i quali si sono organizzati per controllare le procedure del voto.

Da parte dei curdi vi è olà speranza che il curdo Partito Democratico dei Popoli, con il giovane leader Selahattin Demirtaş, possa ottenere non meno di 50 deputati al parlamento per poter portare avanti il processo di pace avviato nel 2013, ma soprattutto possa contribuire al cambiamento dell’attuale costituzione, redatta dai militari golpisti, che rappresenta sicuramente un ostacolo fondamentale verso una democrazia stabile e sostenibile.

I 17 milioni di curdi in Turchia, che da quasi un secolo sono in lotta per i loro diritti politici, di preservale la propria cultura e di poter usare le risorse del proprio territorio per lo sviluppo del Kurdistan della Turchia (Kurdistan del Nord).

in questi ultimi anni i curdi nel Kurdistan della Turchia spesso sono scesi in piazza per dire e ribadire la loro voglia di pace e di dialogo con il popolo turco.