di Guido Keller –
L’Isis (Stato Islamico) è il frutto di un’iniziativa spericolata principalmente di Usa, Qatar e Turchia ideata per combattere Bashar al-Assad in Siria, paese in cui non è stato possibile intervenire direttamente come in Libia e in Egitto in quanto alleato di Mosca. E difatti a Tartus vi è una fornitissima base militare russa, fino a poco fa l’unica in un panorama che dal Marocco al Kirkizistan, con l’esclusione di Iran e Siria, vedeva basi statunitensi.
In particolare il contributo turco alla nascita e allo sviluppo dell’Isis è consistito nel far transitare i molti combattenti jihadisti nordafricani, caucasici e occidentali attraverso il proprio territorio, come ha confermato a Notizie Geopolitiche uno dei leader di Ansar al-Sharia, il tunisino Hassan Ben Brik: “In Libia c’è il caos, organizzare campi di addestramento da quelle parti sarebbe impossibile per chiunque. Chi va in Siria passa per la Turchia, viene addestrato una volta entrato in Siria, da lì”.”
Sempre dalla Turchia sono passati armamenti e denaro, ma il Paese di Ankara ha fornito anche assistenza nei propri ospedali ai combattenti feriti.
A differenza del supporto logistico al transito di uomini e armamenti diretti all’Isis, che è oggi stato interrotto con l’annunciata partecipazione della Turchia alla coalizione anti-Califfato, l’assistenza ai feriti jihadisti che combattono in Siria e in Iraq per il Califfato sembra continuare: il quotidiano Diha ha infatti reso noto che presso Urfa, non distante dal confine con la regione curdo-siriana (Rojava), è possibile vedere il doppio atteggiamento del governo turco in materia di Isis, proprio perché le bande di jihadisti entrano nel territorio turco sotto il controllo dei militari di Ankara e portano i loro feriti negli ospedali pubblici della città.
Il tutto mentre il governo guidato da Ahmed Davutoglu (in realtà dallo stesso Erdogan), ha annunciato di aver stanziato 10mila soldati lungo la stessa porzione di confine e mentre i jihadisti combattono per prendere la città curda di Kobane, della quale hanno già conquistato alcuni quartieri.
Sempre Diha riporta una foto, diffusa sui social media, dove si vede uno jihadista dell’isis muoversi liberamente per le strade di Urfa.

