La “vittoria sufficiente” negli scenari bellici

di Giovanni Caprara

Il concetto universalmente riconosciuto di “guerra” assegna allo stato il ruolo di primo attore nel conflitto, con l’impiego delle forze armate come strumento principale per la risoluzione della disputa. Soggetti non statuali, quali partigiani, movimenti di liberazione nazionale, insorti, fazioni, terroristi ed il ricorso a strumenti para-militari, come guerriglia, insorgenza, lotta rivoluzionaria e quant’altro, determinano forme di confronto che allontanano il concetto classico di guerra.
Tale significato del conflitto è così riportato sia nel diritto internazionale bellico, quanto nella dottrina militare. La nascita e l’evoluzione della statualità ha conferito alla guerra una sua specificità: quella del confronto fra stati paritari.
La natura classica della guerra è dunque implicitamente simmetrica. Con l’insorgere di attori non statuali, si è verificato un mutamento concettuale della definizione “guerra simmetrica”, la cui intrinsecità è cambiata in una nuova dimensione dove si introduce quella asimmetrica. Quest’ultima si attesta come un superamento della guerra intesa nel termine classico. L’asimmetria bellica non comprende i fini della guerra, in quanto non analizza le cause che l’hanno generata, ma prende in considerazione solo gli attori coinvolti nel conflitto purché dispongano di capacità offensive al servizio del perseguimento di uno scopo politico, economico o religioso. Pertanto se i protagonisti saranno dissimili fra loro, come uno Stato sovrano ed una rete terroristica od una nazione non militarmente ben strutturata, la guerra assumerà la forma asimmetrica.
Un conflitto classico è combattuto con le forze armate tramite l’uso di mezzi violenti, ma nell’asimmetria vale qualsiasi strumento, anche non violento di per se stesso, ma eventualmente utilizzato in modo violento, in questo caso il mezzo diventa un’arma. L’attore che desidera raggiungere un obiettivo deve elaborare una strategia e dotarsi di strumenti per poterla sostenere. I mezzi necessari a perseguire il proprio target possono essere identificati in una miscellanea di potenza ed intelligence. L’attore deve possedere la potenza che gli consenta lo spostamento e/o la modifica dei sistemi d’arma, una efficiente struttura di comando e controllo per muovere i propri mezzi e dovrà essere in grado di scambiare efficacemente i flussi di informazione generati dalle analisi di intelligence provenienti da fonti aperte, elettroniche o da agenti sul campo. Più semplicemente, nel corso dell’attività bellica, dovrà essere in grado di rinnovare le strategie ed i mezzi.
L’asimmetria fra i contendenti è nella difformità di possesso di potenza ed intelligence. Uno stato ha capacità esponenziali di mobilitare potenza ed informazione in comparazione a quella di una organizzazione non statuale, ma quest’ultima può adottare tattiche che le consentano di sopperire alla propria debolezza per generare danni più grandi rispetto alle risorse reperite. L’efficacia della strategia dei terroristi, intesi come attori non statuali, è basata proprio su di una capacità di convertire alla propria causa le grandezze tempo e spazio. Gli attori belligeranti interagiscono all’interno dello stesso insieme spazio-temporale, comportandosi però secondo logiche completamente opposte; queste sono funzionali alle diverse strategie adottate. Nella guerra asimmetrica la classica rappresentazione del campo di battaglia viene a mancare, ma anche questo tipo di conflitto ha i suoi spazi, che però non sono definibili nelle consuete concezioni: nell’usuale spazio bellico non può verificarsi asimmetria, in quanto vi sarà sempre l’uniformità dei luoghi fra i belligeranti, ossia dove il primo attacca l’altro deve difendere; nel confronto asimmetrico, il terrorista compie la sua azione in una spazio dove gli avversari non possono ne difendersi ne porre in atto una immediata reazione a contrasto.
Lo stato moderno ha una struttura per controllare e gestire il proprio territorio nella maniera più adatta alla sue esigenze in una logica areale. Lo spazio viene amministrato in tutte le sue componenti entro i limiti ben definiti dei confini, all’interno dei quali si espletano tutte le funzioni politiche, sociali, economiche e militari. Sotto il profilo temporale, per affermare il proprio dominio, l’impianto statuale ha la necessità di una pianificazione a lungo termine, e di un controllo continuo del territorio. La strategia dello stato è quindi pervasa da una logica di spazio areale e di tempo lungo e continuo. Militarmente, ciò si traduce in eserciti permanenti la cui missione principale è nella difesa del territorio nazionale. Nel contrasto ad attori asimmetrici lo stato dimostra perciò un limite, se non addirittura un vuoto. Sostanzialmente l’attore asimmetrico, il più debole, non necessita di un vasto territorio dove attingere le proprie risorse, ma solo di luoghi dove è complicato per lo stato espletare un controllo areale. Le zone controllate dagli attori deboli, possono essere caratterizzati dalla mancanza di confini, anche se tra di loro mantengono una coerenza priva di contiguità.
In materia di guerra asimmetrica la natura di alcune organizzazioni paramilitari coinvolte in azioni di guerriglia differisce dalle convenzionali in quanto non strutturate con un’autorità centrale che definisce le strategie militari e regola quelle politiche. Ciò le rende difficilmente individuabili e di conseguenza, non è possibile applicare approcci strategici standard per fronteggiarle.
Questo nuovo ambito della strategia è definito “Netwar”. Per quanto concerne l’aspetto temporale, l’attore asimmetrico riduce le sue azioni in tempi brevi sia perché non è strutturato per condurre operazioni a lungo periodo, quanto per non consentire allo stato, il più forte, di adottare le necessarie contromisure. La discontinuità nelle operazioni asimmetriche, permette agli attaccanti di ritirarsi immediatamente, garantendo la sopravvivenza dell’organizzazione, inoltre consente loro una competizione sul piano temporale, in quanto azioni limitate ed opportunamente distribuite nel tempo ottengono un effetto continuo e duraturo, ma in particolare impediscono allo stato una tattica di difesa efficace. La strategia dell’attore debole risponde ad una logica di spazio network centrico, tempo breve e discontinuo.
Al contrasto dell’asimmetria potrebbe valere la tattica di riconfigurare gli eserciti secondo schemi reticolari, o network centrici. Ciò renderebbe i militari più efficienti; infatti suddividendoli in guarnigioni specializzate con notevoli capacità di mobilitazione e trasporto, potrebbero più facilmente intercettare gli antagonisti, ma allo stato verrebbe meno il dominio capillare del territorio. La condotta asimmetrica di un conflitto, è di fatto basata su scontri veloci e distribuiti nel tempo, ossia una forma di decelerazione che agevola la resistenza armata, rendendola più efficace per il contrasto ad un avversario superiore sul piano tecnologico ed operativo. Infatti lo stato forte di solito tende ad accelerare il conflitto per far valere la sua predominanza.
I conflitti asimmetrici sono destinati per la loro natura ad estendersi sotto il piano temporale, e questo implica anche una maggiore incertezza sul raggiungimento del risultato prefissato dall’attore forte, in quanto i continui attacchi possono affievolire la capacità operativa ed il morale delle truppe. Per questo motivo è stato introdotto il concetto di “vittoria sufficiente”, intendendo con tale espressione descrivere una situazione in cui la parte debole del conflitto asimmetrico non è stata completamente debellata, ma messa in condizione di non raggiungere più l’obiettivo preposto. La distruzione dei tunnel di Hamas, l’eliminazione di una cellula terroristica pronta a colpire, il “manhunting” sono vittorie sufficienti. La guerra asimmetrica ha prodotto una serie di terminologie che differiscono in base all’attore che la definisce. Quello statuale, ha coniato la Military Operations Other than War, o più diffusamente Peace Support Operations, nelle quali sono comprese le operazioni di “peace making”, “peace building” e “peace enforcing”; gli attori non statuali preferiscono definizioni come “guerra santa”, “Jihad”, “guerra di liberazione”. Di fatto, l’asimmetria è una concezione di guerra che disegna innovative strategie in ambienti diversi.

Bibliografia:
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Giuseppe Caforio, “La Guerra asimmetrica, tra teoria e realtà”. Società italiana di storia militare.