L’affare d’oro della guerra: l’Italia acquista missili Agm-158B/B-2 dagli Usa

di Enrico Oliari –

Fin che c’è guerra c’è speranza, intitolava un film interpretato e diretto da Alberto Sordi del 1974. Una constatazione della realtà ma anche una profezia che dopo mezzo secolo continua a realizzarsi attraverso le tensioni internazionali, dove a guadagnarci sono sempre i grandi produttori di armi. E i principali sono gli Usa, che con una scusa o con l’altra ma sempre “dalla parte giusta”, hanno causato e portato avanti decine e decine di guerre, ultima quella ucraina volendo allargare la Nato ai 1750 km di confine con la Russia, e comunque in barba a quanto stabilito negli anni Novanta proprio con Mosca.
Fatto sta che per più di un analista la crisi ucraina è apparsa subito come un grande affare per tutti e specialmente per gli occidentali, una sorta di grande triangolazione che interessa anche il nostro paese: vendere all’Ucraina le armi obsolete che dalla Guerra Fredda stazionavano arrugginite nei magazzini, comprarle nuove di pacca dai produttori (magari sotto la minaccia di super dazi) e in cambio prendere parte alla torta della ricostruzione, stimata al momento in mille miliardi di euro.
A rimetterci, a essere depredati, sono innanzitutto gli ucraini, che vedono il proprio paese e le proprie famiglie distrutte, ben poca cosa per l’impellente necessità di aderire alla Nato. Poi gli europei, che si vedono tagli al welfare, si ritrovano il costo dell’energia a quattro volte il prezzo russo e che vedono il potere di acquisto degli stipendi bloccato ai livelli di vent’anni fa.
A guadagnarci sono invece gli americani: gli Usa sono davanti al baratro economico, con un debito pubblico che ormai rasenta i 137mila miliardi di dollari, per di più in mano a cinesi e a sauditi.
Ovviamente anche gli italiani stanno facendo la loro parte, e se le pensioni potranno godere di aumenti di ben 3 euro (lordi) al mese, per le armi, per il “RearmEu” della belligerante Ursula von der Leyen (ex ministro della Difesa tedesco), i soldi non finiscono mai.
Difatti ieri il Dipartimento di Stato Usa ha approvato “la possibile vendita al governo italiano” di missili “Joint Air-to-Surface Standoff Missiles with Extended Range e relative attrezzature per un costo stimato di 301 milioni di dollari”. Ne ha dato notizia l’AdnKronos, riprendendo una nota della Defense Security Cooperation Agency (Dsca), che ha notificato il Congresso.
Nel testo si legge che “il governo italiano ha richiesto l’acquisto di 100 Agm-158B/B-2 Joint Air-to-Surface Standoff Missiles with Extended Range (Jassm-Er)” e che la “possibile vendita” servirà a “sostenere gli obiettivi di politica estera e sicurezza nazionale degli Stati Uniti migliorando la sicurezza di un alleato Nato, una forza per stabilità politica e progresso economico in Europa”.
La nota riporta anche che la vendita delle armi “migliorerà le capacità dell’Italia di far fronte alle minacce attuali e future” con “sistemi avanzati di attacco a lungo raggio per l’impiego su caccia italiani, compresi, ma non solo, gli F-35”.