di Enrico Oliari

ROMA. Nella cornice di Villa Madama il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è incontrato con il collega russo Sergey Lavrov.

Gli argomenti trattati hanno riguardato il partenariato fra i due paesi, l’annosa questione delle sazioni e la sicurezza internazionale, in particolare la crisi libica e quella siriana.

L’Italia, obbligata dal contesto europeo alle sanzioni nei confronti della Russia, stia spingendo perchè quanto prima si possa tornare alla normalizzazione dei rapporti commerciali, un gesto che Lavrov ha riconosciuto, anche perchè è tra i primi partner commerciali del suo paese.

Gentiloni ha infatti esordito affermando che “le relazioni tra Ue e Russia hanno subito un trauma dopo la crisi Ucraina, ma siamo consapevoli che il dialogo tra Italia e Russia non si è mai interrotto e ora è tempo di tenerlo aperto e rilanciarlo nell’ottica della cooperazione e della collaborazione nel comune interesse del contrasto del terrorismo”.

Lavrov, che ha notato quanto gli interessi comuni abbiano intensificato i confronti e le visite (5 incontri da ottobre fra il presidente Vladimir Putin e il premier Matteo Renzi), ha sottolinearo il fatto che gli italiani non vogliono abbandonare il mercato russo: “dal made in Italy – ha spiegato – stiamo arrivando al ‘made con Italy’ attraverso progetti comuni in ogni settore che investono aziende come la Pirelli e la Agusta Westland, il settore finanziario e la costruzione di un reattore termonucleare sperimentale, ma anche è stato firmato oggi un documento per la certificazione del settore ferroviario. Centralità è stata data al campo della cultura, per cui verranno realizzate, fra le varie cose, giornate dell’Italia all’Hermitage e a San Pietroburgo”.

Riferendosi poi all’Unione Europea, Lavrov ha fatto sapere che sono in corso di preparazione “progetti volti ad avviare una cooperazione fra i Ventotto e l’Unione economia euroasiatica”.

In primo piano vi è stata la sicurezza internazionale, per cui “la Russia – ha sottolineato Lavrov – sostiene l’approccio unitario per la lotta al terrorismo : abbiamo discusso di come rendere più efficace questo contrasto”.

I due hanno discusso di Libia, dove la Russia intende sostenere l’azione dell’Italia e dell’Onu volta a spingere per un governo di unità nazionale. “Noi siamo consapevoi – ha detto il capo della diplomazia russa – dell’importanza che ha la Libia per l’Italia. Per cui saremo presenti alla Conferenza Internazionale sulla Libia che si terrà a Roma il 13 dicembre. Faremo pressione sulle fazioni in lotta perchè arrivino alla pace sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Rispondendo ad una domanda il ministro russo ha affermato che “al momento non sono previsti raid russi sulla Libia, anche perchè non vi è stata nessuna richiesta in tal senso. Stiamo invece lavorando anche con gli italiani perchè si arrivi al riconiscimento ufficiale di un governo, altrimenti si sfacia tutto. Il nostro interesse è sincero e a fianco dell’Italia”.

In materia di Siria Lavrov ha ribadito che “l’Isis ha dichiarato la sua intenzione di creare un califfato dal Portogallo al Pakistan, e già sono state interessate alcune regioni del Caucaso, al confine con la Russia. Per questo è necessario mettere da parte le diversità di opinione e le ambizioni proprie ed agire in modo unitario”. “Ora stiamo bombardando i transiti di petrolio e gli impianti di raffinazione – ha spiegato – ma bisogna colpire chi finanzia i terroristi e chi vende loro le armi. È molto importante chiudere la frontiera turca, una necessità su cui stanno convergendo anche gli americani. Tuttavia proprio in materia di cooperazione permangono delle difficoltà, come il fatto che noi abbiamo chiesto di interagire nello spazio (satelliti, ndr.), mentre gli Usa si vogliono solo collaborare nei cieli. Tuttavia non serve solo la cooperazione, bensì il coordinamento, che fino ad oggi non c’è stato: in Siria vi sono bande armate non accettabili per i nostri alleati (Damasco, ndr.), tuttavia dobbiamo tutti appoggiare chi combatte l’Isis, cioè i ribelli che realmente sino contro i terroristi, l’esercito siriano e i peshmerga curdi. Noi abbiamo proposto un coordinamento basato sul principio del partenariato di pari livello, perchè le decisioni non devono essere prese in un’unica capitale. Fino ad oggi fa gli Usa ci hanno risposto che avrebbero agito da soli. Difatti non hanno chiesto nulla a noi, o all’Onu o al governo siriano. Da poco è iniziato uno scambio di informazioni fra le intelligence”. “Se poi ci viene chiesta la destituzione di Bashar al-Assad – ha concluso – , qui vi sono delle sfumature, perchè si vogliono chiudere gli occhi su chi combatte in prima linea il terrorismo”.