di Giuseppe Gagliano –
Il Pacifico meridionale si conferma uno dei principali teatri della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Isole Salomone, Papua Nuova Guinea, Figi e Vanuatu assumono un’importanza crescente per il controllo delle rotte marittime, delle infrastrutture e degli equilibri di sicurezza tra Asia e Oceania.
L’incontro tra il vice segretario di Stato americano Christopher Landau e il primo ministro delle Isole Salomone Matthew Wale segna il rafforzamento dell’impegno di Washington nella regione. Il ritorno del Corpo della pace, assente da oltre venticinque anni, e i nuovi programmi di cooperazione rappresentano strumenti attraverso cui gli Stati Uniti cercano di recuperare terreno dopo l’accordo di sicurezza siglato nel 2022 tra Honiara e Pechino.
Washington ha inoltre annunciato nuovi finanziamenti per la bonifica degli ordigni inesplosi della Seconda guerra mondiale, un’iniziativa che unisce assistenza concreta e valore simbolico in un’area storicamente legata alla presenza militare americana. La competizione con la Cina, tuttavia, si sviluppa soprattutto sul terreno degli investimenti, delle infrastrutture, della cooperazione tecnica e dell’assistenza alle amministrazioni locali, settori nei quali Pechino ha consolidato la propria influenza negli ultimi anni.
A rafforzare le tensioni ha contribuito il recente lancio di un missile da un sottomarino nucleare cinese nel Pacifico meridionale, criticato anche dalle Isole Salomone. L’episodio conferma come la regione stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nella deterrenza navale e nucleare tra le grandi potenze.
Parallelamente, la cooperazione militare tra Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea e il rafforzamento degli accordi di difesa con gli Stati Uniti consolidano la presenza occidentale. Grazie alla sua posizione geografica, la Papua Nuova Guinea rappresenta uno snodo strategico per eventuali operazioni militari e logistiche nell’area indo-pacifica.
Sul piano economico la Cina mantiene un vantaggio significativo grazie alla capacità di finanziare infrastrutture, favorire gli scambi commerciali e sostenere lo sviluppo dei piccoli Stati insulari. La recente decisione della Papua Nuova Guinea di chiudere l’ufficio di rappresentanza di Taiwan testimonia l’efficacia della pressione diplomatica esercitata da Pechino nella regione.
Il Pacifico meridionale si sta così trasformando in uno spazio di confronto permanente. Le grandi potenze competono per ottenere accesso ai porti, rafforzare la cooperazione militare e consolidare la propria influenza politica, mentre gli Stati insulari cercano di sfruttare la rivalità tra Washington e Pechino senza essere trascinati in uno scontro diretto. Il controllo di questi vasti spazi marittimi rappresenta ormai uno degli elementi centrali del futuro equilibrio strategico nell’Indo-Pacifico.




