di Guido Keller –

Al grido “Le monde est Bardo” sono scesi in strada in 70mila a Tunisi, nella gironata indetta dal presidente Habib Essid per dire “no” al terrorismo. La manifestazione è avvenuta 11 giorni dopo l’attacco al Museo del Bardo dove hanno perso la vita 22 persone di cui 20 turisti stranieri, fra di loro gli italiani Francesco Caldara, Orazio Conte, Antonella Sesino e Giuseppina Biella.

Sotto il controllo vigile dell’imponente apparato di sicurezza, il corteo è partito da piazza Bab Saadoun per giungere al Museo, e attorniati dalle molte bandiere rosse con la mezza luna e la stella vi erano diversi capi di stato e di governo, anche in rappresentanza delle nazioni che nell’atto terroristico hanno perso propri cittadini: per la Tunisia il presidente Beji Caid Essebsi e il premier Habib Essid, per la Francia il presidente Francois Hollande e il premier Manuel Valls, per la Polonia il presidente Bronislaw Komorowski, poi ancora i ministri degli Esteri di Spagna e Germania, José Garcia Margallo e Frank Walter Steinmeier, il palestinese Abu Mazen e il premier algerino Abdelmalek Sellal.

L’Italia è stata rappresentata dal premier Matteo Renzi, dalla presidente della Camera Laura Boldrini e da una delegazione della Commissione esteri della Camera presieduta da Fabrizio Cicchitto: entrando nel museo Matteo Renzi ha affermato che “Siamo qui per dire che noi non la diamo vinta ai terroristi” e che quanto accaduto rappresenta “una ferita terribile, che squarcia la storia anche di alcune famiglie italiane”. Boldrini ha sottolineato che “La marcia di oggi testimonia la volontà ferrea di andare avanti verso una democratizzazione che non verrà minacciata dal terrorismo”.

Con l’uccisione ad opera delle forze di sicurezza dell’ultimo terrorista, Khaled Chaib, due gironi fa insieme ad altri otto jihadisti, è stata smontata la cellula qaedista Katibat Okba Ibn Nafaadei, di cui facevano parte i due terroristi uccisi dalle teste di cuoio nel Bardo, Jabeur Khachnaoui e Yassine Laabidi, e gli altri 23 arrestati con l’accusa di aver fianchecciato l’azione. Chaib era conosciuto come Lokman Abou Sakher ed era leader del gruppo, il quale aveva la roccaforte presso il monte Chaambi, al confine con l’Algeria.