di Guido Keller –
Marine Le Pen avanza ma non sfonda. Si tratta di una debacle quella della pasionaria francese, che con il suo Front National è riuscita a passare dall’8 al 30 per cento dei voti, per poi subire una sonora sconfitta ai ballottaggi in tutte le regioni dove si era imposta al primo turno. Determinata dalla chiamata al voto dei socialisti e del centrodestra di Francois Sarkozy, tanto che l’affluenza alle urne è passata dal 50% al 58% degli elettori.
Le Pen se l’è presa con i partiti “mondialisti”, e ha annunciato la nascita dei comitati “blu marine in tutto il Paese per riunire tutti i francesi, di qualsiasi origine, che intendano partecipare con noi all’opera di riconsolidamento della nostra amata Patria. Una volta tutti insieme, nessuno potrà fermarci”.
Soddisfatto il premier Manuel Valls, socialista, il quale aveva addirittura paventato una “guerra civile”: “Non manifestiamo alcun sollievo, alcun trionfalismo – ha detto. – Non abbiamo bollettini di vittoria, il pericolo dell’estrema destra non è stato messo da parte, tutt’altro. Non dimentico i risultati del primo turno e le elezioni recenti. Sento la responsabilità che pesa su di me e quella del governo posto sotto l’autorità del presidente della Repubblica. Tutto questo ci impone di prestare più ascolto ai francesi”.
Sullo sfondo, infatti, vi sono le presidenziali, per le quali la Le Pen se la vuole giocare tutta. Tant’è che Nicholas Sarkozy ha parlato di un pericolo permanente, per cui “Al primo turno la performance del Front National è stata come un avviso spedito a tutti i politici, noi compresi. E adesso dobbiamo prenderci il tempo per una dibattito approfondito sulle ragioni delle preoccupazioni dei francesi, che aspettano precise e forti risposte” sui temi caldi sui quali ha fatto perno il Front National, come la disoccupazione, l’Unione Europea e l’identità nazionale. Argomenti tutt’altro che secondari e che trascinano il disagio di un popolo che si divincola fra i sacrifici richiesti per gli interessi sovranazionali e la paura per il terrorismo, che ha già segnato duramente la Francia.
Unica regione non finita nelle mani dei socialisti o dei moderati è la Corsica, dove si è affermata l’alleanza “Pè” degli indipendentisti e dei nazionalisti guidata da Gilles Simeoni (35,34%), superando “Prima a Corsica” (28,49%) di Paul Giacobbi e i conservatori di Josè Rossi (27,07%).

