di Enrico Oliari –

“Gli arabi vogliono una moschea in Russia? Solo se ci fanno costruire una chiesa a casa loro. Qui non avete a che fare con gli europei, io mi faccio rispettare!”.

In questi giorni tale affermazione, che dalle solite chiacchiere da bar da quint’ordine della val Brembana si è trasferita su Facebook, è stata attribuita al premier russo Vladimir Putin, dipinto come l’amministratore giusto e perfetto dagli estimatori di una destra grezza e urlata, di quella che vorrebbe tirare cannonate sui barconi che arrivano carichi di immigrati, salvo poi entrare in crisi di coscienza con il proprio dio quando si ritrovano sulla tv drammi della portata di Lampedusa.

Si tratta, quella di Putin ovviamente, di una balla, dal momento che la Federazione russa pullula di moschee ed il 10 per cento dei moscoviti sono musulmani. Gli edifici per il culto islamico nella sola capitale sono sette, di cui uno sciita presso l’ambasciata iraniana; la Federazione Russa comprende stati musulmani, come la Cecenia e l’Inguscezia, ma erano parte dell’Unione Sovietica l’Uzbekistan, il Kazakistan e diverse altre nazioni, occi indipendenti, che sono a maggioranza musulmana.

Alcune testate riportano che Putin abbia risposto piche alla richiesta di Riad di costruire una moschea in Russia, perché in Arabia Saudita non è permesso costruire una chiesa ortodossa, ma lo scontro è puramente diplomatico, poiché fra i due paesi non corre buon sangue e l’Arabia Saudita sta sostenendo a suon di soldoni gli insorti che combattono contro l’alleato della Russia, al-Assad.

L’errore è trasferire lo stesso concetto nel nostro Paese: guai a paragonare le libertà sancite dalla nostra Costituzione, da quella per cui i nostri padri hanno lavorato e combattuto, a quella della Legge Fondamentale dell’Arabia Saudita, paese in cui le donne non possono guidare l’automobile.

Onestamente a me fa paura la gente che ruba, che uccide, non la gente che prega.

L’imam della mia città è un medico condotto, non un terrorista. E viene da un paese arabo che per un terzo è cristiano, con chiese e monasteri antichissimi e di certo cristiano prima ancora dell’Italia, visto che è stata evangelizzata da San Tommaso e lo stesso Gesù aveva insegnato nella Decapoli. La cattedrale di Tunisi, che ho visitato, è della fine ‘800, in uno dei paesi principali per l’Islam sunnita, nella città in cui vi è la più antica e, con quella del Cairo, principale Università coranica, la Zaitouna; Tunisi è sede dell’omonima arcidiocesi;  La Chiesa cattolica è presente in Iran con 6 diocesi cattoliche di tre riti: latino, caldeo ed armeno ed a Teheran, capitale del mondo sciita, c’è la cattedrale latina presso l’ambasciata italiana, per quanto in quel paese i cattolici di rito romano siano pochissimi. Negli Emirati arabi vi sono 8 chiese cattoliche; in Qatar una; in Oman il sultano ha donato il terreno e ha fatto edificare le chiese a proprie spese, regalando anche alla chiesa di Mascate un organo; in Pakistan vi sono due arcidiocesi, quattro diocesi e un vicariato apostolico, tutte circoscrizioni di rito latino; in Algeria, paese con solo 5mila cristiani, vi sono un’arcidiocesi e tre diocesi; in Marocco vi sono un’Arcidiocesi a Tangeri ed una a Rabat; in Libia non esistono diocesi cattoliche attive, ma vi sono quattro giurisdizioni territoriali: tre vicariati apostolici e una prefettura apostolica; in Egitto vi sono cristiani di diversi riti, soprattutto copti, con le loro chiese, e vi è una Conferenza episcopale egiziana; del Libano non ne parlo neanche, perchè ci sono 1126 parrocchie cattoliche e per costituzione il Presidente della Repubblica deve essere un cristiano; in Iraq ci sono 15 diocesi suddivise in 4 riti cattolici: latino, cattolico-caldeo, armeno-cattolico, cattolico-sira; i cattolici in Siria sono 360mila, ma poi ci sono anche i greco-ortodossi; in Giordania i cristiani cattolici sono 250mila, ci sono 3 cattedrali (stupenda quella di S. Giorgio); in Sudan ci sono 7 diocesi e 183 parrocchie; nello Yemen, dove i cristiani sono solo 4mila, ci sono 4 parrocchie; a Gibuti ci sono 6mila cattolici con 6 parrocchie; in Mauritania ci sono solo 5mila cattolici, riuniti nella diocesi di Nouakchott: di che stiamo parlando?