di C. Alessandro Mauceri –

Circa un mese fa i leader mondiali, riuniti alla COP21 di Parigi, hanno fatto le proprie promesse per salvare il pianeta riducendo le emissioni che stanno provocando un rapido innalzamento della temperatura terrestre. Un evento che avrà conseguenze devastanti su molte zone della Terra e che i cui effetti saranno determinanti.

Per questo i capi di stato di quasi tutti i paesi del mondo hanno promesso di far qualcosa: si sono impegnati ad attuare iniziative per limitare l’innalzamento della temperatura globale a non oltre 1,5 gradi Celsius. Non subito, però: nei prossimi decenni.

Il problema è che, a quanto affermano gli scienziati, non è più il tempo di fare promesse. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi da due organismi americani, la Nasa e l’Agenzia federale per la meteorologia (Noaa) (:http://www.ncdc.noaa.gov/sotc/summary-info/global/201512) il 2015 è stato l’anno più caldo da quando le rilevazioni sono attendibili, dal 1880.

Per la prima volta, lo scorso anno, la temperatura è aumentata di un intero grado rispetto all’epoca preindustriale. E, a conferma che il fenomeno è in rapida evoluzione, il mese di dicembre è stato il più caldo in oltre 130 anni: 1,11 gradi sopra la media. Come ha spiegato Compton Tucker, della Nasa, “ciò è dovuto all’accumularsi di anidride carbonica nell’atmosfera, che agisce come una coperta isolante intorno alla Terra e tiene intrappolate le radiazioni terrestri. È proprio come mettere una coperta in più sul letto la notte. Tiene più caldi e l’anidride carbonica tiene la Terra più calda”.

E gli effetti macroscopici di questi fenomeni sono sotto gli occhi di tutti: è aumentata l’intensità del fenomeno di El Nino, che riscalda l’Oceano Pacifico tropicale, l’estensione annuale media del ghiaccio marino artico è diminuita (è di 11 milioni di km quadrati, la sesta più piccola negli ultimi 37 anni).

In tutto il pianeta la situazione sta cambiando ad un ritmo molto più rapido di quanto hanno cercato di far credere durante la COP21: se non si interverrà radicalmente sulle emissioni in tutto il mondo la temperatura aumenterà di due gradi ben prima della data prevista a Parigi. Entro i prossimi 15 anni nelle regioni intorno all’Artico, e nel 2030 nel Mediterraneo, in Usa e in Brasile.

Gli esperti capitanati dal Politecnico federale di Zurigo, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature, hanno affermato che un aumento della temperatura media globale pari a 2 gradi, la temperatura minima annuale registrata nell’Artico salirà molto di più, tra i 5,5 e gli 8 gradi, e nel Mediterraneo l’aumento della temperatura massima sarà di 3 gradi. Con una brusca accelerazione di alcuni di fenomeni come lo scioglimento dei ghiacci o l’innalzamento del livello del mare.

Per mantenere l’aumento della temperatura massima annuale del Mediterraneo entro i due gradi, (e non 1,5 gradi come concordato a Parigi), le emissioni di CO2 non dovranno superare i 600 miliardi di tonnellate. Una valore ben più basso di quello attuale di 850 miliardi.

Per raggiungere questi risultati è necessario un massiccio ricorso alle fonti energetiche rinnovabili (prime fra tutte solare ed eolica) e la riduzione dei consumi di combustibili fossili. E, invece, stranamente e senza alcun motivo scientifico a supporto, l’Unione europea, nei giorni scorsi, ha dato il via libera alla proposta della Commissione europea di investire ben 217 milioni di euro in progetti di infrastrutture energetiche trans-europee: in altre parole condutture per il trasporto di combustibili fossili come il gas!

“Stiamo mirando a quelle regioni in Europa che ne hanno più bisogno” è stata la giustificazione del commissario Ue all’energia, Miguel Arias Canete. Che ha aggiunto “Dobbiamo avanzare con la modernizzazione delle nostre reti energetiche e portare tutti i Paesi ancora isolati all’interno del mercato europeo dell’energia”. Nel settore del gas, le sovvenzioni Ue stanziate serviranno a promuovere e modernizzare la rete di trasmissione del gas in Bulgaria in Grecia, in Romania, e nell’ex Repubblica jugoslava oltre che in Macedonia e Turchia.

Ma anche l’interconnettore che lega le reti del gas in Romania, Bulgaria, Austria e Ungheria, beneficerà dei fondi europei e permetterà al gas proveniente dal Caspio di raggiungere tutta l’Europa centrale. Anzi, come se la riduzione del costo dei combustibili fossili non fosse già abbastanza, i vari paesi potranno beneficiare anche dell’assistenza finanziaria della Connecting Europe Facility. Tutte misure e azioni che rallenteranno vistosamente il processo di conversione verso fonti energetiche rinnovabili e ecosostenibili. Con le inevitabili conseguenze per l’ambiente: invece di promuovere lo sviluppo e l’uso delle energie ecosostenibili, sostenere finanziariamente il ricorso ai combustibili fossili rallenterà tremendamente la riduzione delle emissioni in atmosfera. E causerà una accelerazione ancora più rapida delle temperature.

Così facendo è “quasi certo che il pianeta Terra sia destinato al disastro entro i prossimi mille o diecimila anni”, ha detto Stephen Hawking. Secondo lo scienziato, la razza umana ha davanti a sé uno dei secoli più delicati della sua storia, in cui potrà decidere in che modo influenzare il lontano futuro. Un’influenza che, stando alle decisioni prese nell’ultimo periodo, potrebbe mettere a rischio la stessa sopravvivenza del genere umano.