di Enrico Oliari –
Il presidente Abdel Fatah al-Sisis ha voluto dar prova del nuovo Egitto inaugurando la colossale opera di allargamento di 37 chilometri su 193 del Canale di Suez, un’impresa progredita a tempo di record che permetterà il passaggio contemporaneo di due navi in senso opposto: tecnicamente si tratta di un nuovo canale affiancato al precedente, cosa che consentirà di raddoppiare entro il 2023 la circolazione delle navi sul nuovo tratto, dalle 49 di oggi a 97 e di ridurre il tempo di passaggio da 18 a 11 ore in un senso e da 8 a 3 ore nell’altro senso.
L’opera è stata finanziata, stando alle dichiarazioni ufficiali, con quasi 14 miliardi di euro, di cui 7 miliardi raccolti con la vendita di quote alla popolazione egiziana, e dovrebbe portare gli introiti per l’Egitto dagli attuali 4,8 miliardi ai 12 miliardi annui del 2013.
Ma per l’Egitto non è solo una grande opera: è la risposta al terrorismo e al radicalismo islamico, è la volontà di riprendere la propria stabilità, è l’opportunità di rilanciare l’immagine della nazione egiziana.
Per questo l’inaugurazione è stata faraonica, con Abdel Fatah al-Sisi in divisa militare a bordo dello yacht al-Mahrousa per il sopralluogo con numerosi capi di Stato e di governo o loro rappresentanti, per l’Italia il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ma anche il presidente francese Francois Hollande. E il premier russo Dmitri Medvedev, visti i buoni rapporti e l’alleanza militare fra i due paesi: dopo che Washington ha condannato la presa del potere da parte di al-Sisi e quindi il rovesciamento del governo dei Fratelli Musulmani, ed ha sospeso gli aiuti militari e il flusso di denaro all’Egitto, il Cairo ha aperto le porte a Mosca, che ora riceve armi dalla Russia e soprattutto ha una nuova base ad Alessandria, in linea con quelle di Sebastopoli, in Crimea, e di Tartus, in Siria).
Messi gli abiti civili, al-Sisi è passato alla firma solenne del via libera alla transitabilità del canale, mentre nel cielo sono sfrecciati gli aerei acrobatici con le scie di fumo dai colori dell’Egitto, il nero, il bianco e il rosso. E poi elicotteri, caccia, navi: un Egitto che c’è, che vuole tornare ad avere un ruolo centrale nella politica internazionale.
Unico neo lo studio di impatto ambientale della nuova autostrada del mare, richiesto all’Egitto da 500 scienziati di tutto il mondo e dalla Commissione europea, mai pervenuto.
Le prime informazioni sull’idea di collegare il Mediterraneo al mar Rosso risalgono al faraone Sesostris III della XII dinastia, 1850 a.C; un analogo progetto, anche questo non portato a termine nella sua realizzazione, risale all’epoca del faraone Nekau II, nel 600 a.C.; poi fu la volta del re persiano Dario I, che nel 270 a.C. fece terminare i lavori; per i secoli successivi il canale di Suez è stato modificato, distrutto e rifatto un’infinità di volte; sotto Napoleone vennero stesi nuovi progetti, ma dai calcoli, risultati poi errati, appariva un dislivello fra i due mari di 10 metri, per cui sarebbero serviti sistemi a chiuse; nella seconda metà del XIX secolo il diplomatico francese Ferdinand de Lesseps ottenne dal viceré d’Egitto Said Pascià la concessione per scavare il canale e renderlo navigabile per i mercantili di allora, il cui progetto definitivo venne affidato al trentino Luigi Negrelli. La Compagnie universelle du canal maritime de Suez ne ottenne la gestione per 99 anni, ma nel 1875 Ismail Pascià vendette la propria quota alla Gran Bretagna per 4 milioni di sterline. Nel 1888 la Convenzione di Costantinopoli stabilì la neutralità del canale, libero e aperto in tempo di guerra e pace a qualsiasi nave civile e militare di ogni paese.
Nel 1952 il colonnello Gamal el-Nasser e il generale Muhammad Naguib ribaltarono re Farouk instaurando la repubblica: agli inglesi vennero dati 20 mesi di tempo per lasciare l’Egitto, salvo una riserva di tecnici per il funzionamento del canale. La cosa non and giù ai Fratelli Musulmani di Hasan al-Hudaybi, ai quali venne attribuito un attentato con obiettivo proprio el-Nasser e, come come oggi, il movimento venne messo fuori legge e vi furono molti arresti. Diventato presidente dopo Naguib, el-Nasser il 26 luglio 1956 nazionalizzò il canale, la cui gestione al momento era per il 44% in mano a aziende e banche britanniche, per il resto a enti, banche e aziende francesi. I militari dei due paesi occuparono il canale, ma poi si ritirarono su intervento politico degli Stati Uniti.

