di Enrico Oliari –
Palmira è stata liberata definitivamente questa mattina dalle forze regolari siriane, le quali sono riuscite a sconfiggere i jihadisi dell’Isis che la occupavano dal maggio scorso. La notizia è stata confermata non solo dalla nota ufficiale dell’esercito, secondo cui vi è “il completo controllo sulla città”, ma anche dai vari osservatori specializzati.
La vittoria è rilevante non solo dal punto di vista simbolico, che vede la città antica patrimonio Unesco per gli importantissimi siti archeologici di epoca romana, ma anche per la posizione strategica: i jihadisti l’avevano occupata quale punto avanzato per compiere l’offensiva su Damasco, mentre la conquista di oggi spiana all’esercito siriano la strada per Raqqa, roccaforte dell’Isis, ma anche permette di indebolire l’assedio di Deir-ez-Zor, città poco distante dal confine iracheno e che già i jihadisti controllano per il 60 per cento.
L’arrivo dei miliziani dell’Isis ha comportato la decapitazione e l’uccisione di numerosi abitanti, perlopiù militari e funzionari pubblici, come pure la distruzione per motivi propagandistici dell’Arco di trionfo di Palmira, del celebre tempio di Baal Shamin, di tombe romane e del il tempio di Bel. Il 19 scorso agosto è stato decapitato il noto archeologo Khaled Asaad, già direttore per oltre cinquant’anni del complesso di Palmira.
Alla campagna per riconquistare la città, che è durata tre settimane, hanno concorso le forze sciite degli Hezbollah libanesi e soprattutto i raid aerei russi, i quali secondo i media di Mosca, hanno ucciso un centinaio di jihadisti; per l’Osservatorio siriano per i Diritti umani, organizzazione vicina alle opposizioni e con sede a Londra, sarebbero almeno 400 i miliziani morti per la difesa della città, mentre altri 400 erano rimasti uccisi a maggio per la sua conquista.
Su Notizie Geopolitiche Angelo Gambella spiegava che erano “ben 12 le forze e gruppi impegnati nell’attacco, ad iniziare dalle Forze Tigre (unità di elite) e dalla 67a Brigata della 18a Divisione corazzata dell’esercito siriano. Questi uomini sono supportati dalle Aquile del Deserto (paramilitari siriani noti per essere stati addestrati dai russi a Latakia), dalle forze di difesa nazionali (NDF, forze popolari siriane), dai militanti dell’SSNP (Partito Siriano Socialista Nazionale, composto prevalentemente da assiri) e da altri gruppi siriani come Dara’ Qalamoun (Scudo del Qalamoun, unità paramilitari filo governative) e Kataebat Al-Ba’ath (la milizia del partito Baath di Assad al potere). Fanno parte dell’operazione combattenti stranieri, ovvero gli Hezbollah libanesi, le milizie sciite irachene di Liwaa Imam Ali, Harakat al-Nujaba e Kataeb Hezbollah, ed infine gli armati di Liwaa al-Badr.
Il comando delle operazioni è stato affidato a Suheil al-Hassan, comandante delle Forze Tigre con il grado di colonnello, noto per aver rifiutato più volte la promozione a generale dell’esercito, e per essere stato premiato dal ministero della Difesa russo. L’ufficiale siriano è stato al comando di tutte le principali operazioni contro l’Isis degli ultimi mesi. al-Hassan, detto “la Tigre”, ha comandato in prima linea lo scioglimento dell’assedio di oltre due anni della base aerea di Kuweires, l’accerchiamento dell’Isis ad Aleppo est e,pochi giorni, fa il recupero dell’autostrada Khanasser-Ithriya l’unica via di comunicazione in mano al governo dal centro al nord della Siria (da Hama ad Aleppo)”.
Dopo la presa del castello arabo che domina la città e la battaglia, che è durata tutta la notte i miliziani dell’Isis si sono ritirati verso Sukhnah e Deir-ez-Zor; rimane alto il rischio rappresentato dai cecchini e soprattutto dalle molte mine piazzate dai jihadisti.

