di Enrico Oliari –

Continua il braccio di ferro sulla questione del nucleare iraniano, nonostante l’Aiea avesse accertato da settimane che il paese degli ayatollah sia ben lontano dall’intenzione e dalla possibilità di costruire bombe atomiche: lo sforamento di 7 punti base oltre il limite del  20% di particelle rinvenuto nei campioni del solo sito di Fordo, sono stati riconosciuti già da maggio come un “incidente”, tant’è che il dato è ben lontano dal ”bomb grade” del 90%.

Nonostante questo e per ubbidire ai diktat di Washington e di Tel Aviv, che nel clima di tensione hanno fatto affari doro con la vendita di armamenti in tutta l’area mediorientale, la rappresentante degli Affari Esteri europei, Catherine Ashton, ha ieri annunciato con aria altezzosa e severa che a partire dal primo luglio l’Unione Europea imporrà all’Iran l’embargo totale del petrolio.

Il 13,3% dell’oro nero che arriva in Italia è di produzione iraniana, tant’è che la repubblica islamica è il nostro quarto fornitore, in quanto detiene il 10% delle riserve mondiali provate, cioè circa 137 miliardi di barili.

Non occorre un supertecnico dell’economia per dedurre che la scelta europea peserà sensibilmente sulle già provate tasche degli italiani, un colpo di grazia per molte famiglie in epoca di crisi, ma a ricordare la cosa è intervenuto oggi anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast, il quale, giustamente, ha affermato che ”i responsabili europei hanno bisogno di pensare ai loro problemi e trovare le soluzioni a questi problemi”, in quanto, riferendosi indirettamente agli Usa, “politiche prese sotto la pressione di alcuni paesi” “possono solo danneggiare gli interessi nazionali di quegli stessi paesi” e ”aggravare la situazione della grande crisi economica e sociale” in atto in Europa, in particolare ”in Grecia, in Spagna, in Italia, in Portogallo e Irlanda”.