di Enrico Oliari –
Diversi focolai di violenza si sono accesi in queste ore in Libano, dopo che alle 14.00 di oggi (ora italiana) è esplosa un’autobomba a Beirut provocando numerose vittime.
La zona interessata dalla deflagrazione si trova nell’area orientale della capitale, a maggioranza cristiana e frequentata abitualmente da turisti e da abitanti in passeggiata per via dei vari negozi; due edifici risulterebbero semi-distrutti.
Obiettivo dell’attentato è stato il generale Wissam al-Hassan, capo del servizio d’informazione della polizia libanese, rimasto ucciso sul colpo; al-Hassan era persona considerata vicina a Saad Hariri, leader dell’opposizione libanese ostile al regime siriano di Bashar al-Assad.
Secondo il politico cristiano maronita Sami Gemayel, leader del partito delle Falangi Libanesi, “Wissam al-Hassan è stato ucciso perché aveva arrestato Michel Samaha, l’ex ministro dell’Informazione vicino al presidente della Siria fermato in quanto stava progettando una serie di attacchi dinamitardi in Libano.
Per Nihad Mashnuq, deputato libanese del movimento Mustaqbal, che guida l’opposizione al governo del paese, l’attentato “è un messaggio esplicito del regime siriano che vuole terrorizzare i libanesi”, versione respinta dal ministro delle Telecomunicazioni, Nicholas Sehnaoui.
Al momento si hanno notizie di scontri a fuoco nella zona più delicata del Libano, a Tripoli, dove è più forte l’avversione fra sunniti e sciiti alawiti (sostenitori di al-Assad), ma in tutto il paese sono in corso forme di protesta di gente armata e blocchi delle strade.
L’ambasciata italiana in Libano ha invitato i connazionali presenti nel Paese alla “massima prudenza”.

