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Tamman Salam, premier incaricato del Libano, ha risposto questa mattina ad un’intervista del quotidiano francese Le Figaro in cui ha ribadito che “Il Libano ha un immenso bisogno di mantenersi a distanza da quello che accade in Siria, dal momento che la situazione è infuocata” e che persiste una situazione di “insicurezza in molte regioni libanesi”.

Le affermazioni di Salam arrivano dopo che il movimento sciita degli Hezbollah ha ufficializzato la propria discesa in campo nel conflitto siriano a fianco del regime di Bashar al-Assad, per cui “L’impatto della guerra siriana sul Libano è già realtà. Io credo che le grandi potenze abbiano la responsabilità di lavorare per una soluzione politica che riporti la pace in Siria. L’opzione militare è stata distruttiva e tutta la Siria ne sta pagando il prezzo”.

“In Libano – ha continuato Salam – l’Esercito è mobilitato per contenere focolai di violenza, come per esempio quello di Tripoli”, la città del nord spesso centro di tensioni e teatro di scontri tra miliziani armati alawiti, sostenitori del regime del leader di Damasco Bashar al-Assad, e sunniti schierati con le opposizioni siriane.

Il premier ha quindi chiesto l’aiuto della Comunità internazionale per far fronte al problema dei “700mila rifugiati, a cui bisogna aggiungere i lavoratori, con i quali si supera il milione di persone: il Libano non può sopportare da solo questo peso, che grava a livello economico e sociale. La Comunità internazionale deve aiutarci ad affrontare questa questione umanitaria. Il sostegno attuale è assolutamente insufficiente”.