di Enrico Oliari –
Due piloti della Turkish Airlines sono stati rapiti questa mattina a Beirut da un commando di uomini armati che ha bloccato il pulmino che trasportava il personale di bordo dell’aereo giunto dalla Turchia in un albergo della capitale libanese.
Della cosa il ministro dell’Interno del governo dimissionario, Marwan Charbel, ha informato immediatamente il presidente Michel Suleiman.
Il fatto di oggi potrebbe essere legato al sequestro, avvenuto nel maggio 2012, di nove sciiti libanesi da parte degli insorti in Siria, mentre essi rientravano da un “pellegrinaggio” in Iran.
Dei nove si è persa ogni traccia e per più volte i famigliari degli scomparsi hanno manifestato davanti all’ambasciata turca ed agli uffici della Turkish Airlines per chiedere l’intervento di Ankara e quindi giungere alla liberazione dei nove.
Va detto che le circostanze del sequestro dei “pellegrini” sono tutt’altro che chiare, dal momento che anche in agosto, sempre del 2012, in Siria era stato fermato un autobus di 48 “pellegrini” iraniani fra i quali, era stato appurato, vi erano diversi pasdaran in missione tutt’altro che spirituale.
Lo scenario siriano è assai complicato e frazionato nel fronte di coloro che combattono al-Assad per la presenza di gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda e finanziati dai paesi del Golfo, specialmente dal Qatar: nonostante a tale fronte vi partecipino i nemici di sempre, cioè i curdi, la Turchia lo sostiene politicamente e logisticamente; dall’altra, con le truppe del regime, circa 4mila pasdaran iraniani e soprattutto gli Hezbollah libanesi.
In questa chiave potrebbe essere letto il sequestro di oggi dei due piloti della Turkish Airlines, anche se lo sceicco Abbas Zgheib, incaricato dall’Alto consiglio islamico sciita libanese di seguire il caso dei libanesi rapiti in Siria, ha subito negato ogni coinvolgimento dei parenti degli ostaggi nel rapimento dei due piloti.
Zgheib ha comunque aggiunto che “è passato più di un anno dal rapimento dei libanesi e i turchi stanno giocando con i sentimenti dei libanesi”; anche le stesse famiglie degli sciiti sequestrati in Siria hanno negato ogni coinvolgimento nella vicenda, per cui il sospetto cade sul movimento sciita degli Hezbollah.

