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Diversi testimoni hanno riferito di aerei non identificati che nella notte tra domenica e lunedì hanno sorvolato la capitale libica e che poco dopo esplosioni “si sono chiaramente udite nei quartieri orientali di Tripoli”.
Specialmente ad est della città sono in corso da settimane scontri fra le milizie di Zintan, che controllano l’aeroporto e che sono alleate dell’ex generale Khalifa Haftar, attivo a Bengasi, e quelle della tribù di Misurata, di orientamento islamico radicale: queste ultime avevano cercato di prendere nei giorni scorsi il controllo dello scalo, mentre ora si battono contro i miliziani di Zintan per conquistare un ponte a sud della città.
La tv locale “Libia awalan” ha riportato che “gli aerei hanno bombardato diverse postazioni”, mentre non si hanno notizie di carattere ufficiale.
Obiettivo del blitz sono state le postazioni delle milizie di Misurata, ma resta mistero sull’appartenenza dei velivoli: il governo di Tripoli (o quel che ne rimane) ha negato di aver inviato aerei, come pure l’Italia, la Francia e gli Usa, per i quali Marie Harf, vice portavoce del Dipartimento di Stato, ha affermato che “Gli Stati Uniti non sono coinvolti in questo evento; stiamo cercando maggiori informazioni e al momento non possiamo dare dettagli su chi abbia compiuto i bombardamenti”.
Il sospetto che i velivoli potessero essere statunitensi non ha rappresentato tuttavia un’ipotesi campata in aria, se si pensa che Khalifa Haftar è da più parti ritenuto essere un uomo della Cia in quanto liberato dagli americani nel 1987 dalla prigionia in Ciad, dov’era in seguito alla Guerra delle Toyota, e portato negli Usa fino al 2011, anno in cui tornò a Bengasi per comandare la piazza durante la rivoluzione che ha deposto Bengasi.
A rivendicare l’operazione è stato il generale dissidente Saqr Jarouchi, il quale ha dichiarato che “I nostri aerei hanno effettuato i raid”, ma la cosa è stata smentita dall’aviazione di Bengasi legata ad Haftar, dove si è affermato che “Erano aerei stranieri, non libici”.

