di Ehsan Soltani –
E’ di nuovo caos a Tripoli, dove ieri il premier designato del governo di transizione Fayez al-Sarraj è giunto dalla Tunisia con una nave da guerra, poiché lo spazio aereo era stato chiuso proprio per prevenirne l’arrivo: immediatamente si sono uditi colpi di arma da fuoco e una delle molte milizie islamiste che controllano la capitale ha chiuso le principali strade della città.
Il premier del “governo di Tripoli” Khalifa al-Ghweil ha intimato ad al-Serraj di lasciare la capitale, in quanto il governo di unità nazionale, promosso dalle trattative mediate dagli inviati dell’Onu Bernardino Leon e Martin Kobler, è ritenuto illegale. “Ha due opzioni – ha detto al-Ghweil -: consegnarsi alle autorità o tornare a Tunisi”.
Anche il vice presidente del Congresso generale nazionale (Parlamento “di Tripoli”), Awad Abdelsadeq, ha detto che al-Sarraj e i suoi ministri “sono entrati illegalmente” in Libia “con l’aiuto dei soldati e di qualche traditore”.
Nel caos di ieri sera miliziani filo-al-Serraj sono entrati nella sede della tv satellitare al-Nabaa, che sostiene il governo “di Tripoli”, ed ha spento le trasmissioni. Le compagnie aeree libiche Afriquiyah Airlines e Lybian Airlines, hanno annunciato sospensione dei voli sulla capitale “per problemi di sicurezza”.
La nave con il governo è al momento attraccata in una base a ovest della città, ed immediatamente fuori sono stati sistemati numerosi veicoli militari a protezione di quello che “verrà usato come quartier generale temporaneo in attesa che sia garantita la sicurezza in un’altra sede a Tripoli”, come ha riferito il consigliere per i media del premier, Fathi Ben Aissa.
La situazione è delicatissima, perché se il governo riconosciuto venisse attaccato, potrebbe esservi il casus belli per un intervento sovranazionale per difenderlo o addirittura per contrattaccare.
In conferenza stampa al-Serraj ha affermato che “Ci sono sfide davanti a noi, comprese quelle di unire i libici e curare le divisioni”. “Lavoreremo – ha continuato – per un cessate-il-fuoco in Libia, per la riconciliazione nazionale e per il ritorno delle persone sfollate e cercheremo di affrontare lo Stato Islamico”. Il premier ha quindi fatto sapere che nei prossimi giorni verrà illustrato il programma di governo.
Al momento non viene segnalata nessuna reazione dal governo e parlamento “di Tobruk”, frutto delle elezioni di giungo 2014 e costretto alla fuga da Tripoli dai miliziani islamisti di Alba della Libia e della tribù di Misurata, che hanno confitto quelli di Zintan.
Il governo di unità nazionale non ha avuto neppure il voto del Parlamento “di Tobruk”, poiché in aula i deputati non hanno appositamente fatto avere il quorum.

