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I miliziani di Alba della Libia, la coalizione di sigle islamiste (tra le quali Ansar al-Sharia) che controlla Tripoli e di cui il governo di Omar al-Hassi è espressione, hanno sequestrato oggi 172 cittadini tunisini che si trovavano nel quartiere di Salahuddin a Tripoli, quale risposta al fermo di un loro alto esponente avvenuto presso l’aeroporto di Tunisi.
Ibrahim al Razqi, console tunisino a Tripoli, ha rassicurato che “i connazionali sequestrati non hanno subito alcuna violenza” e che Tunisi sta seguendo con attenzione l’evolversi della situazione.
Sull’altro versante, e cioè dalle parti del territorio “di Tobruk”, c’è da segnalare che il generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate del governo riconosciuto, ha annunciato in un discorso televisivo che “la fine delle operazioni militari a Bengasi è vicina” e che “presto” verrà comunicata “la liberazione della città”, nella quale sono penetrati i jihadisti dell’Isis. Ha anche aggiunto che “le forze armate continueranno a combattere fino a quando non saranno state liberate anche Derna, Ajdabya, Nawafilia, Sirte, Sebrata e le altre controllate dai terroristi”. Haftar ha quindi lodato il ruolo giocato da alcuni paesi arabi quali Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, i quali si sono schierati al fianco della Libia.
Khalifa Haftar è considerato dai suoi detrattori un “prodotto” della Cia in quanto è stato liberato dagli 007 americani nel 1987 in Ciad, dov’era prigioniero in seguito alla disastrosa “Guerra delle Toyota”, quindi è stato portato negli Usa e ha fatto ritorno in Libia nel 2011, quando ha comandato la piazza di Bengasi nel’insurrezione contro Gheddafi.

