di Enrico Oliari –
Si è dimesso il ministro dell’Interno libico Fawzi Abdelali: si tratta di un gesto deciso, con il quale l’esponente politico ha inteso protestare contro le critiche rivolte alle Forze di sicurezza dopo alcuni recenti attentati.
Membri del Congresso Generale Nazionale (Cgn), la più alta istanza uscita dalle elezioni politiche del 7 luglio scorso, hanno accusato l’Alta Commissione per la Sicurezza di lassismo, alludendo persino a momenti di complicità per gli atti di violenza che stanno interessando il Paese, a dire il vero ancora fresco della rivoluzione che ha deposto Muammar Gheddafi.
Lo scorso 19 luglio erano esplose ben quattro autobombe davanti alla sede della Sicurezza libica, a Tripoli e, nell’attentato, erano morte due persone; pochi giorni dopo è stata fatta saltare in aria a Bengasi, nei pressi della sua abitazione, l’auto di un diplomatico egiziano: entrambi gli attacchi, come aveva spiegato il viceministro dell’Interno Omar Al-Khadrawi, “sono da imputare ad elementi residuali del vecchio regime e alla quinta colonna che ha ovviamente diverse motivazioni a partire dalla vendetta”.
In questi giorni a passare alle maniere forti sono state frange del Movimento salafita, che già da tempo sta creando non pochi problemi nella vicina Tunisia: venerdì scorso a Zlitan è stata distrutta la tomba di Abdel Salam Al Asmar, uno studioso islamico del 15mo secolo, mentre oggi è stata la volta a Tripoli del ; entrambe le strutture sufi sono state spianate con i bulldozer in pieno giorno, nel centro delle rispettive città, in modo del tutto indisturbato.

