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libia protesteLa sede dell’Assemblea costituente libica è stata assaltata da una folla inferocita che ha chiesto le dimissioni dei deputati, alcuni dei quali sono stati fatti oggetto di colpi di arma da fuoco: alla base dell’aggressione la protesta per l’arresto, definito dai dimostranti “il rapimento”di alcuni oppositori che ieri partecipavano a un sit-in di protesta nel centro della capitale, dove sono state bruciate le loro tende.

In diversi hanno un atteggiamento di rimostranza nei confronti dell’Assemblea nazionale, sia perché i deputati non sono stati in grado di licenziare l’attesa Costituzione, prolungandosi così il mandato fino ad almeno la fine del 2014, sia perché non è stata in grado di garantire la sicurezza; infatti la situazione in Libia permane caotica, con il governo di Ali Zeidan cronicamente sull’orlo di cadere, circa 500 milizie che dal dopo-rivoluzione non hanno accettato l’invito di deporre le armi o di sciogliersi nell’Esercito, la società frammentata in tribù costantemente in guerra fra loro, venti di secessione del Fezzan e della Cirenaica, la presenza di forze jihadiste specialmente nella parte centro-meridionale del paese, gruppi di militari fedeli all’ancien regime la cui avanzata è stata sedata solo pochi giorni fa e soprattutto una spirale di violenza, fatta di conflitti a fuoco, omicidi, sequestri e scontri.

Solo nelle ultime ore a Bangasi un ingegnere francese, Patrice Re’al, di 49 anni, impegnato nell’ampliamento di un centro medico, è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco, un ufficiale delle forze speciali è rimasto ucciso dallo scoppio di bomba piazzata sulla sua automobile e cinque cadaveri sono stati rinvenuti con segni di colpi di arma da fuoco e di torture ad una quarantina di chilometri dal capoluogo della Cirenaica.