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Le forze speciali statunitensi e l’Fbi hanno condotto un blitz congiunto con l’intelligence libica che ha portato all’arresto del terrorista Ahmed Abu Khattala, leader del commando che cui l’11 settembre del 2012 ha compiuto l’attacco al consolato Usa di Bengasi uccidendo l’ambasciatore Chris Stevens, 5 funzionari della rappresentanza diplomatica e una decina di agenti di sicurezza libici.

Khattala è stato arrestato grazie ad un’operazione top secret condotta nel fine settimana scorso nei pressi di Bengasi. Considerato uno dei leader di Ansar al-Sharia, gruppo salafita ritenuto da più parti vicino ad al-Qaeda, è detenuto, a quanto ha riferito il Pentagono, “in un luogo sicuro al di fuori della Libia”, probabilmente già negli Stati Uniti.

L’iniziativa del generale Khalifa Haftar a Bengasi, dove da settimane combatte gli jihadisti di Ansar al-Sharia e del gruppo “Brigate 17 febbraio” nell’operazione autonoma “Dignità della Libia”, a cui si sono uniti i miliziani di diverse tribù e persino frange dell’esercito, ha certamente favorito la cattura del terrorista.

D’altronde lo stesso Haftar è ritenuto dai suoi detrattori essere un uomo della Cia: nel 1987 era stato prelevato dagli americani in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in seguito alla “Guerra delle Camionette”, ed era rimasto negli Stati Uniti, in Virginia, fino al 2011, quando è rientrato per prendere parte alla Rivoluzione contro Gheddafi comandando la piazza di Bengasi.