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La Conferenza dei paesi confinanti della Libia, alla quale hanno preso parte Tunisia, Egitto, Algeria, Ciad e Mali, si è conclusa con l’invito delle parti in conflitto ad avviare un dialogo nazionale che porti alla fine di tutte le operazioni militari, al caos e alla violenza nel Paese.
L’Egitto, sospettato nei giorni scorsi di aver inviato due caccia con l’obiettivo di colpire le truppe islamiste di Misurata impegnate nei combattimenti contro quelle di Zintan a Tripoli (accuse respinte dal Cairo), ha proposto un’iniziativa volta al rispetto dell’integrità territoriale libica e a non consentire interferenze esterne.
Nella fattispecie il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, ha parlato di creare un fondo internazionale per disarmare le milizie libiche e integrarle nel processo politico.
Il ministro degli Esteri tunisino, Mongi Hamdi, ha sottolineato che “una soluzione politica” alla crisi rappresenta “l’unico modo per fermare lo spargimento di sangue in Libia”: “C’è bisogno urgente di soluzioni pratiche che costringano le fazioni libiche a sedersi attorno al tavolo negoziale per trovare un accordo…Preferiamo un dialogo politico piuttosto che un intervento militare, per il quale è davvero troppo presto”, ha spiegato Hamdi.
Per quanto riguarda gli avvistamenti di aerei “sconosciuti” che hanno invece sorvolato il sud della Tunisia, il portavoce del ministero della Difesa, Belhassen Oueslati, ha precisato che si è trattato di aerei militari tunisini abitualmente impegnati in operazioni di ricognizione e sorveglianza delle frontiere terrestri e marittime nel sud del paese e che “è impossibile che velivoli sconosciuti possano attraversare lo spazio aereo tunisino senza essere intercettati da unità dell’esercito nazionale”.

