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Il parlamento “di Tobruk”, così chiamato per identificare quello eletto nella tornata elettorale di giugno, mentre a Tripoli è stata riesumata dagli islamisti che hanno ormai preso il controllo della città l’Assemblea nazionale costituente con valore di parlamento, ha bocciato la lista di ministri presentata dal premier Abdullah al-Thani.
Si è intanto conclusa la conferenza di Madrid alla quale hanno preso parte 21 paesi (per l’Italia il ministro degli Esteri Federica Mogherini, con il rappresentante speciale dell’Onu Bernardino Leon) proprio per discutere di come indire un’azione delle Nazioni Unite per arrivare quantomeno ad un cessate-il-fuoco fra le parti e avviare un negoziato politico.
Oltre agli attriti fra le varie tribù, l’alto tasso di criminalità, la presenza di trafficanti di uomini, armi e droga, in questo momento si fronteggiano principalmente due fazioni, ovvero gli islamisti di “Alba della Libia”, sigla a cui fanno capo Ansar al-Sharia, le Brigate 17 febbraio, le milizie della tribù di Misurata ed altri gruppi minori, e i nazionalisti delle milizie autonome dell’ex generale Khalifa Haftar e della tribù di Zintan.
Una situazione dall’alto livello di gravità, i cui effetti potrebbero farsi sentire nei paesi circostanti, Italia compresa, in termini di sicurezza.
Alla stampa Mogherini ha spiegato che “Sono due le grandi sfide lanciate a Madrid: coordinare l’azione di tutti i Paesi della regione e degli inviati speciali sotto l’egida dell’Onu, perché gli sforzi internazionali siano percepiti dai libici come di aiuto e non come presa di posizione in un conflitto interno”. “Il vero obiettivo – ha aggiunto – è passare dallo scontro sul piano militare al terreno politico”.
L’iniziativa è quindi in mano a Bernardino Leon il quale, come ha spiegato Mogherini, articolerà secondo la strategia della “non ingerenza sul piano militare, escludere un intervento militare internazionale e puntare tutto sul tentativo di far funzionare le istituzioni elette, rendendole il più possibile rappresentative della difficile e complessa realtà libica”.
Presenti a Madrid erano esponenti dei governi dei paesi più prossimi alla Libia, aderenti alle iniziative 5+5 (Spagna, Francia, Italia, Malta e Portogallo, Algeria, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia) e al gruppo Med 7, alla lega Araba, alle Nazioni Unite, all’Unione Africana, alla Ue e all’Unione per il Mediterraneo, oltre a rappresentanti di Ciad, Egitto, Niger e Sudan.
Di Libia se ne discuterà all’Assemblea delle Nazioni Unite indetta per i prossimi giorni.

