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Non è possibile conoscere quale effetto concreto possa produrre, ma le parti politiche, giunte a Ginevra su invito del delegato dell’Onu Bernardino Leon, hanno concordato una road map per arrivare alla formazione di un governo di unità nazionale. Nella dichiarazione diffusa dall’ufficio dell’Usmil (Missione Onu in Libia) si legge che “I partecipanti fanno appello a tutte le parti, affinché si ponga fine alle ostilità, per creare un clima positivo per il dialogo”.
Quello di Ginevra non è stato il primo tentativo di far ragionare i contendenti, bensì è arrivato dopo una a serie di riunioni fallimentari, ultima quella dello scorso 5 gennaio quando i delegati non si sono presentati all’appuntamento.
La caotica situazione politica vede da una parte le milizie filo-governative riconoscersi nel Parlamento e nel governo “di Tobruk”, con premier Adullah al-Thani, frutto delle elezioni di giugno e riconosciuto dalla comunità internazionale, e dall’altra quelle jihadiste che sostengono il Parlamento e il governo “di Tripoli”, con premier Omar al-Hassi, riesumato dai jihadisti dalla precedente Assemblea transitoria dopo la conquista della città.
Come se non bastasse, la Corte costituzionale libica ha annullato le elezioni di giugno, di fatto azzerando il Parlamento e il governo “di Tobruk”.
La linea di Bernardino Leon continua quindi ad essere quella espressa lo scorso 17 settembre dalla Conferenza di Madrid, ovvero di arrivare ad una soluzione della grave crisi in corso nel paese nordafricano attraverso la mediazione e il dialogo fra le parti.

