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Continuano in Libia gli scontri fra le milizie di Alba della Libia e del Consiglio rivoluzionario, cioè dei vari gruppi islamisti come Ansar al-Sharia e i reparti di Misurata, e quelle nazionaliste, fra le quali nella zona di Tripoli le milizie di Zintan e in quella di Bengasi i soldati del generale Khalifa Haftar. Queste ultime appoggiano il parlamento “di Tobruk”, eletto lo scorso giugno e riconosciuto dalla comunità internazionale, che si sconfessa a vicenda con il parlamento “di Tripoli”, istituito dagli jihadisti riesumando la vecchia Assemblea costituente transitoria.

Nel capoluogo della Cirenaica, dove i miliziani di Ansar al-Sharia lottano per conquistare l’aeroporto, si fanno sempre più duri gli scontri fra le fazioni e nelle ultime ore si danno 36 fra miliziani e militari uccisi e 70 feriti; proprio lo scalo aereo è l’ultimo bastione di resistenza delle milizie di Haftar. Sempre a Bengasi sono esplose tre autobombe nei pressi dell’ospedale della città.

Khalifa Haftar è considerato dai suoi detrattori un uomo della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era prigioniero in seguito alla disastrosa “Guerra delle Toyota”, quindi è stato portato negli Usa e ha fatto ritorno in Libia nel 2011, quando ha comandato la piazza di Bengasi nel’insurrezione contro Gheddafi.