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Continuano aspri gli scontri a Bengasi, dove le milizie del generale Khalifa Hahtar hanno ripreso l’iniziativa e si sono scagliate contro quelle jihadiste delle Brigate 17 febbraio e di Ansar al-Sharia, dopo che queste avevano spinto gli avversari nel proprio quartier generale situato presso l’aeroporto: oggi si combatte nelle vicinanze dell’università di Bengasi, ed al-Jazeera riporta di diverse vittime.

Alle forze di Haftar, che sostiene il Parlamento “di Tobruk” eletto in giugno (in contrapposizione a quello “di Tripoli” riesumato dai jihadisti dall’Assemblea costituente), si sono aggiunti militari dell’esercito in un paese dove, di fatto, lo Stato non esiste. Sempre più informazioni danno i miliziani di Haftar in procinto di prendere la caserma più importante del capoluogo della Cirenaica, il complesso “17 febbraio”, cosa che assesterebbe un duro colpo ai jihadisti.

Il tutto mentre prosegue l’azione, al momento inefficace, internazionale di mediazione ad opera dell’incaricato dell’Onu Bernardino Leon.

Khalifa Haftar, lo ricordiamo, è considerato dai suoi detrattori come un’espressione della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in occasione della Guerra delle Toyota, ed è rimasto negli Usa fino al 2011, quando è rientrato in Libia per comandare la piazza rivoltosa di Bengasi.