Adnkronos/Aki, 25 set 12 –
”Non credo che l’ultimatum (scaduto oggi, ndr) di consegnare entro 48 ore le armi sia sufficiente per lo smantellamento delle milizie nel Paese”. Ne e’ convinto il direttore di ‘Tripoli Post’, Said Laswad, che in un’intervista ad Aki – Adnkronos International precisa che confida ”soprattutto nella forte pressione dell’opinione pubblica libica sull’autorita’ e il parlamento affinche’ l’Esercito e le forze di polizia prendano in mano la questione della sicurezza nel Paese”. “Ci vorrebbero settimane, anzi mesi per la smilitarizzazione delle milizie e per la riforma dell’Esercito nazionale e delle forze di sicurezza”, sostiene il direttore del ‘Tripoli Post’, che ha accusato l’ex presidente del Consiglio di Transizione Mustafa Abdel Jalil e il suo esecutivo di “aver fallito nel garantire la sicurezza in Libia dopo la caduta del regime del defunto colonnello Mummar Gheddafi”. Secondo il giornalista, “la manifestazione di Bengasi e l’assalto alla sede di Ansar Al-Shari’a e’ un chiaro segnale della volonta’ popolare che le milizie siano smantellate”. Laswad ha quindi sottolineato che “Bengasi e’ stata il luogo della miccia della rivoluzione contro il regime di Gheddafi e ancora una volta cerca di rimettere la rivoluzione nel giusto binario”.
In merito all’assalto al consolato statunitense a Bengasi, Laswad ritiene che “non aveva come obiettivo l’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens” e che “non era un attacco pianificato”, mentre precisa di ”non essere a conoscenza di chi ci sia dietro l’attentato”. Riguardo la presenza di brigate pesantemente armate davanti al consolato Usa a Bengasi la sera dell’attentato, Laswad sostiene che “tutte le milizie sono attrezzate con artiglieria pesante ereditata durante la rivoluzione”. Il giornalista del quotidiano libico in lingua inglese esclude infine che gli Stati Uniti possano rivendicare l’uccisione del loro diplomatico con un attacco mirato contro le milizie salafite. “Non so cosa stiano pensando gli americani, ma qualsiasi intervento trascinerebbe sia gli Usa sia la Libia in un pantano di cui e’ difficile prevedere l’uscita”, ha concluso.

