di Guido Keller –

Sempre più fonti danno “il califfo” Abu Bakr al-Baghdadi non più a Raqqa, sottoposta a incessanti bombardamenti, ma a Sirte, roccaforte dello Stato Islamico in Libia. Il leader dei terroristi sarebbe giunto nella città libica per essere sottoposto a cure dopo che lo scorso ottobre era sopravvissuto a un raid aereo nella regione dell’al-Anbar, quando venne bersagliato un convoglio di capi dell’Isis diretto a un vertice a Karbala, lungo l’Eufrate.

In 13 mesi era la terza volta che al-Baghdadi veniva ad essere oggetto di un bombardamento aereo: nell’aprile scorso lo si dava morto o paralizzato, con successore Abddul Rahman al-Sheijar.

Della presenza del numero uno dell’Isis in Libia ne ha dato notizia l’agenzia ufficiale iraniana Fars, la quale ha riportato che l’autoproclamato califfo sarebbe transitatto per la Turchia e sarebbe nel paese nordafricano anche per sfuggire alla caccia all’uomo attuata dalle intelligence di mezzo mondo.

I miliziani di Alba della Libia, formazione libica che raccoglie diversi gruppi islamisti da Ansar al-Sharia ai salafiti e che sostiene il governo non riconosciuto “di Tripoli”, dà come certa la presenza di al-Baghdadi in Libia, sia per organizzare un’offensiva su Misurata, sia per coordinare attentati in Tunisia.

L’Isis e gli islamisti “di Tripoli” sono nemici giurati, ed in passato vi sono stati gravi episodi di violenza come l’attentato all’hotel Corintia di Tripoli del gennaio scorso, dove l’obiettivo era l’allora capo del governo Omar al-Hassi.