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La situazione di pericolosità in Libia, con scontri a Tripoli e a Bengasi fra le milizie della tribù di Zintan e del generale Haftar Khalifa da una parte, e quelle islamiste di Ansar al-Sharia e delle Brigate 17 febbraio dall’altra, e la mancanza della sicurezza dovuta ad un esercito impotente per via del caos politico (il passaggio dei poteri dall’Assemblea provvisoria al Parlamento eletto dovrebbe avvenire il prossimo 4 agosto in una cerimonia che si terrà in un luogo ancora tenuto segreto), ha spinto oggi il Dipartimento di Stato Usa a evacuare tutto il proprio personale dall’ambasciata di Tripoli, a raccomandare ancora una volta ai propri cittadini di non compiere viaggi in Libia e a chiedere a quelli residenti di lasciare il paese nordafricano.

Da Parigi, dov’è in visita per discutere della crisi di Gaza, il Segretario di Stato John Kerry ha spiegato che la rappresentanza diplomatica “è troppo vicina agli intensi scontri senza fine tra le milizie libiche” e che “Garantire la sicurezza del nostro personale è la priorità del Dipartimento di Stato, e non abbiamo preso questa decisione a cuor leggero”.

Come ha spiegato la portavoce del Dipartimento, Marie Harf, il personale diplomatico è stato scortato nella notte in Tunisia da 80 marines e “valuteremo le opzioni per un ritorno permanente dello staff quando le condizioni di sicurezza sul terreno miglioreranno”.

Anche altri paesi come l’Algeria e l’Arabia Saudita hanno chiuso le proprie rappresentanze diplomatiche da tempo; da una nota emessa dalla Farnesina si apprende che “Di fronte dell’aggravarsi della crisi in Libia, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha disposto da giorni un piano di tutela dei connazionali nelle zone più a rischio. La Farnesina, per il tramite della nostra ambasciata e in raccordo con l’Unità di Crisi, aveva già attivato un monitoraggio della presenza italiana e negli ultimi giorni ha favorito il trasferimento sotto protezione di oltre cento italiani che avevano manifestato l’intenzione di lasciare il Paese.

L’uscita dalla Libia è avvenuta con convogli via terra verso la Tunisia e con il ricorso a velivoli dedicati disposti dall’unita di crisi, uno dei quali è partito proprio questa mattina, grazie al concorso della nostra aeronautica militare, con destinazione Pisa. Su richiesta di alcuni governi, l’Italia si è occupata anche del trasferimento di persone di nazionalità diversa.

La nostra ambasciata continua ad assicurare il massimo impegno a tutela della collettività e degli interessi italiani in Libia”.

L’11 settembre 2012 a Bengasi vi era stato un attacco al consolato Usa nel quale erano morti l’ambasciatore Chris Stevens, 5 membri dello staff e una decina di poliziotti libici; il 19 giugno scorso è stato catturato Ahmed Abu Khattala, leader del commando che portò a termine l’attentato.

Nella foto: l’ambasciatore Chris Stevens