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Permane alta la tensione in Libia dove si intensifica l’azione dei gruppi autonomi che hanno dichiarato guerra agli jihadisti, come la potente tribù Zintan e soprattutto a Bengasi il generale il in pensione Khalifa Haftar, al quale si sono aggregati reparti dell’esercito e dell’aeronautica: Haftar, che oggi ha parlato “a nome dell’esercito”, ha chiesto alla Corte suprema di formare un governo d’emergenza che arrivi a nuove elezioni, di fatto togliendo al neo premier Miitig, espressione proprio degli islamisti, la carica che ricopre da pochi giorni; oltre a quelle dei militari fioccano le dichiarazioni politiche di adesione al programma “Dignità della Libia” di Haftar: l’ultima in ordine di tempo è quella del ministro della Cultura, Habib al-Amin.
Per quanto da più parti Haftar sia stato indicato come un uomo della Cia (dal 1987 al 2011 ha vissuto negli Stati Uniti ed erano stati proprio gli agenti della Cia a liberarlo dalla prigionia in Ciad), Washington ha preso oggi le distanze dal generale, pur affermando di appoggiare le annunciate elezioni politiche previste per il 25 giugno al fine di raggiungere una situazione di stabilità.
Dopo che il premier egiziano ad interim, Ibrahim Mehlab, ha chiesto l’intervento urgente della Lega Araba in Libia (affermando tuttavia che non è intenzione interferire negli affari interni del paese vicino), Haftar ha manifestato l’intenzione di incontrare presto il generale egiziano Abdel Fatah al-Sisi, candidato alla presidenza, precisando comunque di non voler ricevere “aiuti dall’Egitto ne’ da altri Paesi esteri”.
Obiettivo di Haftar rimane quindi quello di “combattere i Fratelli Musulmani e gli estremisti islamici”.

