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Il quotidiano Izvestia ha riportato, rifacendosi a fonti militari russe, che il potente generale libico fedele al governo non riconosciuto “di Tobruk” Khalifa Haftar ha chiesto alla Russia di togliere l’embargo alla fornitura di armi e di “avviare un’operazione militare anti-islamista come quella in Siria”.

La richiesta è stata formulata a Mosca al viceministro della Difesa Mikhail Bogdanov dall’inviato di Haftar, Abdelbasset Badri, in aggiunta all’invito di inviare armi ed equipaggiamenti per combattere l’Isis, nella fattispecie – ha specificato la fonte diplomatica – “armi di piccolo calibro, ma anche attrezzature, tra cui aerei. Hanno anche chiesto a Mosca di avviare un’operazione militare anti-islamista in Libia simile a quella in corso in Siria”.

In realtà a combatte l’Isis a Sirte sono stati i militari del governo regolare “di Tripoli”, mentre in primavera Haftar ha ricevuto armi fornite dall’asse emiratino-egiziano, per cui è possibile supporre che sia stato messo in atto un tentativo di coinvolgere non tanto militarmente quanto più politicamente la Russia nel conflitto in corso in Libia.

La figura di Haftar è malvista a Tripoli, in particolare dalle milizie islamiste di Fajr Libia, sigla a cui partecipa anche Ansar al-Sharia: il generale è accusato di essere stato al soldo di Washington in quanto, fatto prigioniero nel 1987 dall’esercito ciadiano in occasione della “Guerra delle Toyota”, è stato poi prelevato dalla Cia e portato negli Usa, dove vi è rimasto fino al 2011 per ricomparire in Libia a comandare la piazza di Bengasi nell’insurrezione che ha portato alla deposizione di Muammar Gheddafi.